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"strano pregiudizio che valorizza ciecamente la profondità a scapito della superficie, pretendendo che superficiale, significhi non già di vaste dimensioni, , bensì di poca profondità, mentre profondo significa di grande profondità e non di superficie ristretta"
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Neve colorata e fiori sterili

In questi giorni, in cui cade neve a colori e puzzolente nella citta industriale di Krasnoiark e da noi fioriscono inquietanti fiori prematuri che non produrranno nè frutti nè semi, si è parlato molto di clima, anzi direi troppo poco.A molti è interessato molto di più, sia in positivo che in negativo, la lettera di Veronica e altre cosucce, in vero molto meschine e quasi personali, ma il nostro è un paese che si guarda solo l'ombelico e quindi nulla di nuvo che valga la pena di farci indignare ulteriormente.
Però, ripeto, in questi giorni si è anche parlato molto, e seriamente, di clima, almeno in quegli spazi, sempre più ristretti anche in rete, dove si è deciso di resistere e di parlare, a costo di sembrare moralisti e buonisti, anche di cose veramente serie. Se ne è parlato molto soprattutto nel bellissimo blog Il primo amore, che da tempo, e fra le polemche più stupide, ha aperto una particolare sezione dedicata all'emergenza di specie.
Antonio Moresco è ritornato sull'argomento con un post dal titolo Insisto (che posto per intero), Sergio Baratto ha segnalato svariati articoli interessanti (QUI e QUI) fra cui quello di Foresta Martin (che giustamente Baratto definisce l'ottimo), giornalista del Corriere che da anni, anni non sospetti, si occupa di ecologia e ambiente (credo anzi sia stato uno dei prmi giornalisti italiani esperto di ecologia ad alto livello) e lancia allarmi, allarmi non catastrofisti ad effetto, ma anzi molto pacati, e scientificamente competenti, che già facevano venire i brividi a chi lo seguiva da anni.
Qui il dossier della Repubblica
Qui il documento varato a Parigi dall'Ipcc.
Si tratta della sintesi del primo volume della ricerca degli scienziati Onu nella versione a uso dei politici, ricerca che rischia addirittura di risultare ottimistica.
In Greenpeace Italia è possibile leggere la sintesi in italiano del rapporto (Energy [R]evolution: A sustainable World Energy Outlook) e la versione integrale del rapporto, in inglese.
Intanto la famigerata AEI (American Enterprise Institute), "think tank" vicino a Bush e finanziato dalla Exxon, offre soldi e benefit cercando di corrompere scienziati Onu disposti a ridimensionare l'allarme clima, lo denuncia The Guardian (e lo segnala L'Unità).
Greenpeace ha così commentato "L'Aei è molto più di un semplice think tank, funziona come una Cosa Nostra intellettuale dell'amministrazione Bush, sono i surrogati della Casa Bianca nell'agonia della loro campagna per negare i cambiamenti climatici. Sono stati sconfitti sul piano scientifico e sul piano morale riguardo alla necessità di agire. Tutto quello che gli è rimasto è una valigia piena di contanti".
QUI potete vedere un piccolo pezzo del film-documentario di Al Gore, An Inconvenient Truth, documentario che tratta del problema mondiale del riscaldamento della Terra, diretto da Davis Guggenheim e avente protagonista il precedente vice-presidente degli Stati Uniti, Al Gore. Il documentario si basa in larga parte su una presentazione multimediale che Gore crea e sviluppa durante molti anni come una parte della sua campagna di informazione sui cambiamenti climatici.
Insisto
Antonio Moresco
Le pagine dei giornali danno sempre più spazio alle informazioni sulla nostra drammatica situazione ambientale e di specie. Ormai la notizia "tira". Ogni giorno articoli, anche pagine intere dove viene illustrata -con l'aiuto di impressionanti grafici- la situazione che abbiamo di fronte, mentre per anni, per decenni le voci scomode che ci mettevano in guardia su quanto stava accedendo venivano irrise, delegittimate, censurate, relegate in piccoli spazi, fatte passare per "catastrofiste".
Indagini accurate e impegnativi documenti di importanti organismi europei e internazionali, incontri tra climatologi, gli scienziati Usa che rivelano le malefatte dell'amministrazione Bush, le sue interferenze e le sue censure, documentari di successo, come quello recente di Al Gore ecc ecc… Nessuno che abbia un minimo di responsabilità personale e credibilità scientifica nega più la veridicità di questo quadro. Persino le grandi corporation stanno facendo pressioni sul potere politico americano perché attenui almeno di un po' la sua ottusa, criminale e suicida insensibilità sull'argomento, segno che hanno finalmente realizzato il terremoto economico che l'avverarsi di queste previsioni sta causando e causerà anche ai loro stessi interessi. Persino il presidente americano Bush, lo stesso che si è assunto la responsabilità di non ratificare il Protocollo di Kyoto, per limitare almeno di un po' l'immissione dei gas serra nell'atmosfera, ora in caduta verticale nei sondaggi anche per altre sconsiderate imprese dall'esito disastroso, esibisce un tardivo e grottesco volto da "ambientalista".
Anche in casa nostra si cominciano a fare i conti dei disastri economici che provocherà il surriscaldamento del clima, dato che in questa epoca capiscono solo quello, solo se una cosa gli tocca il portafoglio coloro che si presentano come gli impettiti, ipocriti, ottusi, decerebrati epigoni del cosiddetto umanesimo occidentale e illuminismo e liberalismo cominciano ad aprire un po' i loro microscopici occhi porcini.
Ma non basta. Tutto questo non basta. C'è qualcosa che continua a non venire detto. E quello che non viene detto è esattamente la cosa più scomoda, importante e irradiante. Lo so che ne ho già parlato più volte. Ma insisto: se le cose stanno così, se siamo arrivati a questo punto e se solo alle soglie del disastro assoluto pare risvegliarsi una tardiva attenzione a quanto abbiamo combinato nell'ultimissimo demenziale segmento della nostra brevissima vita di specie, allora vuol dire che tutte le strutture umane, mentali, politiche, economiche, culturali, scientifiche, tecnologiche, religiose, sociali… non sono proporzionali ai nostri bisogni e interessi e alle nostre proiezioni di specie, che sono un fardello che non possiamo più permetterci di portare, che sono la nostra rovina, che è lo stesso nostro software ad averci portato al punto in cui siamo e che quindi ogni cosa deve essere ripensata, ci vuole un'invenzione di specie che si esprima su piani multipli collegati e che solo se riusciremo ad affrontare questo terremoto e a infilare questa cruna ci potrà essere una qualche accettabile chance per noi.
Eppure tutto continua come prima. I giornali danno sì le informazioni, che però -private di una visione d'insieme e del contromovimento che occorrerebbe innescare per trovare una via d'uscita- finiscono per generare solo angoscia, frustrazione e impotenza. Chi detiene il comando (economico, politico, militare, tecnologico, religioso, mediatico…) si guarda bene dal permettere che appaia in tutta la sua evidenza questa drammatica non proporzionalità e di darle spazio e possibilità di esprimersi, raggiungere un numero più vasto di persone e incidere maggiormente, si limita a mostrare la propria sensibilità su questi temi aggiungendo magari ai propri programmi giaculatorie "ambientaliste" (orribile parola già di per sé riduttiva e castrante), come se questo bastasse a nascondere la sproporzione e a dare un segnale di inversione di rotta. Fa venire il voltastomaco leggere i giornali italiani in questi giorni. Prime pagine da repubblica delle banane. Ci sono le informazioni "catastrofiste" ma poi, girata pagina, tutto come prima, il solito miserevole reality show nazionale, il solito teatrino su cui stanno tirando a campare. Tutto il cosiddetto mondo politico, economico, religioso si mostra per quello che è: piccoli gruppi di potere che si legittimano l'uno con l'altro nel gioco chiuso del posizionamento reciproco amplificato dalla macchina dell'informazione. Piccoli e irresponsabili scontri di superficie su cose magari anche significative ma secondarie. Persino quelli che avocano a sé la specializzazione politica "ambientalistica" sono arroccati nei loro giochi di alleanze e distratti dai loro piccoli scontri tra gruppi dirigenti autolegittimati, autocooptati e grotteschi, del tutto impari al compito che hanno di fronte, il solo che darebbe un'utilità e una legittimazione reale alla loro presenza e alla loro esistenza. Ma si rendono conto di che cosa succederà di qui a pochi decenni se anche solo la quarta parte di quanto è purtroppo previsto si avvererà: migrazioni umane, esplosione delle strutture politiche e sociali, ingovernabilità, satrapie e concentrazione ulteriore del potere economico, politico e militare per riuscire a far fronte alla situazione senza arretrare di un pollice, per contenere masse umane atterrite prive di riferimento, prospettiva e governo…
In uno dei miei scritti precedenti accennavo a qualcosa che avevo provato a chiamare "Governo mondiale di specie", parlavo delle lacerazioni necessarie (ma anche dei pericoli e dei rischi) da cui poteva nascere l'embrione di qualcosa di simile.
La prossima volta tornerò in modo più approfondito su questo argomento.
Pubblicato da a.moresco il 01-02-07
emergenza di specie
Il primo amore
