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Utente: georgiamada
"strano pregiudizio che valorizza ciecamente la profondità a scapito della superficie, pretendendo che superficiale, significhi non già di vaste dimensioni, , bensì di poca profondità, mentre profondo significa di grande profondità e non di superficie ristretta"

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martedì, 19 giugno 2007


Tutti contro Saviano
convitato di pietra al banchetto del Mattino
immondizia a napoli



Aggiornamento 20 luglio, 14 49,
Feancesco Piccolo, Il racconto e l’apocalisse necessaria, Il Mattino, 20 giugno, pag. 29, pag. 39.

Aggiornamento, 17, 30
Sul Mattino di oggi (19 giugno) c'è una leggera inversione di tendenza. Marco Salvia pubblica un articolo: Ma io sto con Saviano, pag 29, pag. 40.
-------------------------- 

Il Mattino
di Napoli sta pubblicando, tutti i giorni, sulle pagine locali, una discussione tra scrittori.
Il tema dichiarato della discussione sembra pretestuoso. Il tema/schermo è il realismo in letteratura, il vero scopo sembra essere però un attacco, e non troppo velato, a Gomorra di Roberto Saviano. Saviano non viene mai nominato se non nell’articolo di ieri (lunedì), dove Andrea Di Consoli lo chiama giustamente il convitato di pietra.
Nella serie di articoli viene tirato fuori tutto il vecchio antipatico armamentario, che andava per la maggiore durante il fascismo, con cui si sostiene che dire la verità e denunciare le cose che non vanno, non sia opera meritoria e dovere di un intellettuale, degno di questo nome, ma sia invece un attacco alla municipalità di un paese se non addirittura (e lo sostiene Cilento) favorire la criminalità stessa della città.
Ma, mi domando basita: denunciare la camorra e svelarne i meccanismi, vuol forse dire negare le bellezze di Napoli e danneggiarne il turismo?
Mio dio i tempi cambiano, ma la stupidità ottusa resta sempre la stessa.
Anna maria Ortese la più grande scrittrice italiana fu massacrata perché oso criticare gli intellettuali di Napoli con un racconto che è fra i più belli scritti in quel periodo.
Anna Maria Ortese, che oggi è giustamente l'orgoglio della città dove ha vissuto, è stata massacrata e isolata per anni, anche dalle stesse pagine del Mattino.
Possibile che ancora oggi si usino gli stessi sistemi verso uno scrittore che ha avuto il coraggio di scrivere (e bene) un libro come Gomorra?
Enzo Biagi disse a Saviano, alcuni mesi fa, in occasione della sua intervista televisiva «Lei ha raccontato l'Italia e questo non le sarà perdonato».
E’ verissimo, non so come mai, ma in Italia viene perdonato tutto meno che raccontare veramente l’Italia.
Ora io sono d’accordo che il raccontare non debba, aessere necessariamente realistico (come lo si intende volgarmente, con uno stereotipo duro a morire e che ha condannato molti grandi scrittori all'isolamento), può infatti essere portato avanti, il racconto, in qualsiasi maniera anche sotto forma di sogno, di fiaba. In maniera secca e paratattica o con una immaginazione fervida e piena di tensione e di metafore, questo però riguarda solo lo stile del singolo scrittore e il suo modo di inghiottire la realtà e risputarla. Ma l’importante è che quello che viene raccontato sia vero o, al massimo, verosimile. L’immaginanzione non costruisce mai nulla dal niente, anch’essa è profondamente e unicamente realista. Quindi le liofilizzate discussioni accademiche, costruite a tavolino, del genere che pubblica il Mattino in questi giorni servono solo, per lo più, a imbrattare qualche pagina di giornale e a percepirne il compenso.

La polemica inizia il 13 giugno con Antonio Pascale, Il male che bagna Napoli, (pag  29, pag 37) già il titolo, citazione rimaneggiata, è tutto un programma.
Scrive Pascale: “per noi che scriviamo di Napoli: troppo spesso le narrazioni su, dentro e fuori Napoli, sono stilisticamente colluse. Oppure contribuiscono a creare una specie di retorica dell’apocalisse che blocca ogni tipo di pensiero vitale”.
Dunque la buona letteratura è negativa? Collude con il male che narra oppure crea (essa stessa) il male: la retorica dell’apocalisse?
Mio dio, verrebbe da ridere se a monte non ci fosse un problema serissimo che da sempre ha messo gli scrivani contro gli scrittori. Non appena appare all’orizzonte un vero scrittore (e non chiedetemi cosa sia un vero scrittore, perchè quando ce lo troviamo davanti lo sappiamo tutti) ecco che vengono arruolati manipoli di liofilizzati scrivani per sostenere che quello che ha scritto qualcosa di buono danneggia la comunità. Non è un atteggiamento nuovo, naturalmente, perché sta alla base del mito metropolitano che ogni grande scrittore è un incompreso. Deve essere incompreso altrimenti può risultare pericoloso. E spesso rimane incompreso per parecchio tempo, perché comprenderlo, è chiaro, fa male agli altri e ai loro affari.
Oggi, grazie anche alla rete Saviano è stato immediatamente compreso, in tempo reale, cosa che ha del miracoloso, ma che ha scatenato e scatenerà ancora di più il meccanismo reazionario. Non glielo perdoneranno. Non glielo perdonano.
Scrive ancora Pascale. “Con la narrazione rappresentiamo sì il male ma solo per allontanarlo e per sentirci migliori”.
Ma che cazzata sesquipedalica è questa (sempre che non abbia capito male)? Chi narra non ha certo eserciti e milizie, quindi può solo narrare, che altro dovrebbe fare?. 
Viene accusato di farlo per sentirsi migliori? Ma che banalità piccolo borghese e criminale è questa?
Quindi non si dovrebbe scrivere (nel vero senso della parola) e se lo si fa bisogna andarci con i piedi di piombo. Insomma come sempre il compito dell’intellettuale italiano è di stare fermo, zitto e scrivere nella maniera più anodina possibile Altrimenti arrivano le vestali del nulla a criticare e addirittura ad accusare di farlo per narcisismo e per sentirsi migliori, se non addirittura per collusione con la camorra o altro.
Basta con l’epica della criminalità, perché la narrazione ripetuta con gli stessi stilemi e lo stesso ritmo crea una sorta di assuefazione e anche, a volte, la possibilità che si idolatri il criminale” (sempre Pascale). Da non crederci. Davvero da non crederci.
Ma Pascale non si limita a distruggere, ci offre anche delle soluzioni: “bisognerebbe adottare un punto di vista meno morboso, meno osceno. Oppure dovremmo, di tanto in tanto, andare nelle scuole, nelle piazze a parlare ai ragazzi di scienza e scienziati, di ricerca medica, genetica, botanica (perché l’ambiente è importante), tecniche di costruzioni”.
Bisognerebbe trovare un punto di vista meno morboso meno osceno?
Okkio che Pascale non sta parlando di romanzetti pornografici o addirittura pedopornografici, che vanno per la maggiore, ma di scritti sulla camorra. Da non crederci, sono basita e poi (GRANDIOSO) dice che dovremmo parlare ai ragazzi di scienza, genetica, botanica … ah ah ah ah.
Già quel dovremmo è tutto un programma visto che la letteratura NON si fa mai coi dovremmo, non si fa mai a priori … e poi chi dovrebbe parlare di scienza e di botanica?
Ma quelli che sono anni che studiano la camorra, naturalmente (così le loro competenze non sono un pericolo). E magari a parlare di camorra ci mandiamo i botanici. Bel programmino davvero e soprattutto molto gradito alla criminalità di ogni genere. Ed è anche significativo che Pascale, nella sua schiera di tecnici informati sulla realtà eviti di metterci i giudici e di parlare di giustizia, perché di quello, è chiaro, è meglio non parlarne mai ;-).
L’articolo finisce con un proclama di poetica: “Forse tocca a noi provare la giusta tessitura narrativa”.
Già verissimo e condivisibile, ma si da il caso che Saviano (il retore della’apocalisse) l’abbia trovata, almeno stavolta, questa giusta tessitura, e quindi il problema VERO non è che la si debba trovare, la tessitura giusta, ma semmai che qualcuno, per miracolo dei tempi e dei luoghi, l’abbia già trovata ;-).

La polemica continua con Silvio Perrella, il 15 giugno, Napoli bloccata dalla retorica dell’apocalisse (pag
37, pag 45), altro titolo significativo. Città non bloccata dalla camorra, dal problema dello smaltimento dei rifiuti (bloccato anch’esso dai traffici della camorra) cosi perfettamente descritti dalla tessitura narrativa di Saviano, ma bloccata dalla retorica dell’apocalisse.
La forza della retorica :-).
La letteratura ha voluto, rispetto alla conoscenza sulla città, una funzione di supplenza. In mancanza di studi veri e propri, la letteratura ha praticato l’arte dell’intuizione”.
Sembra di sentir parlare Berlusconi dei giudici supplenti della politica :-).
Intanto, va sottolineato, che solo per Perrella è una novità, perché da sempre la Grande Letteratura ha avuto questa funzione. La grande letteratura è anche sempre studio vero, altrimenti è una baggianata. A volte è studio sui documenti, a volte è studio su se stessi, a volte è ambedue le cose, a volte lo scrittore dà gambe ai documenti e li porta sul luogo, per compararli con i fatti, a volte ... insomma fa quello che gli pare e poi se ne giudicano i risultati.
L’arte dell’intuizione a me sembra sia praticata, e pure male, solo dagli articolisti che si stanno cimentando a parlare del nulla, sul Mattino, in questi giorni.
Poi Perrella fa un elenco di scrittori napoletani e forse non è un caso che Anna Maria Ortese sia fra gli ultimi. Impossibile al momento non nominarla, dopo il successo che sta riscuotendo soprattutto in rete, e anche grazie al bravo Giorgio Di Costanzo, quindi Perrella la nomina, ma alla fine di una schiera, quasi fosse, essa e non loro, il fanalino di coda.
Ad ogni modo anche Perrella ha grandi progetti: “Allora è venuto il momento di porsi il problema della conoscenza”. Kavolo, addirittura della conoscenza! ah ah ah ah ah ah … buon lavoro a Perrella ch, come sempre, scopre l’acqua calda, e pure con quel briciolo di enfasi che si addice ad ogni grande scoperta.
Meno male che da Napoli oltre alla retorica dell’apocalisse e alla retorica dell’acqua calda è venuta anche la retorica dell’acqua (anche quella fredda), portata avanti da un manipolo di coraggiosissimi ragazzi ( e meno ragazzi) dal basso, battaglia che ha portato prima alla vittoria per l’acqua municipale napoletana e poi a mettere nel programma dell’attuale governo la nazionalizzazione dell’acqua, legge già passata alla Camera e che si spera passi presto anche al Senato. Ma Perrella non ne parla, perché di queste cose NON si parla. Meglio porsi il problema della Conoscenza che è talmente grande e irragiungibile che permette di evitare problemi seri e sopratutto di non “conoscere” un kavolo di nulla;-).
Forse è necessaria una bonifica dell’immaginazione, tale che permetta di retrocedere dalle metafore ai dati letterali. Gli storici, i geografi, i sociologi, gli antropologi, i fotografi, dovrebbero darci una mano, pena lo sfinimento della letteratura”.
Ma dimmi te!!??!!
Intanto chi usa la parola bonifica a me fa venire subito le bollicine. E poi addirittura la bonifica dell’immaginazione? Da non crederci. Perrella ha scritto che dobbiamo credere solo ai nostri sensi ah ah ah ah ah … beh io sinceramente non credo ai miei occhi mentre lo leggo:-).
E, perla finale, naturalmente anche lui chiede aiuto ad altri: “Gli storici, i geografi, i sociologi, gli antropologi, i fotografi, dovrebbero darci una mano, pena lo sfinimento della letteratura”.
Bene, mentre ci si da alla Conoscenza, sempre meglio passare la mano ad altri.

Sergio De Santis, il 16 giugno, con Kamorreide e libri di consumo (pag
35, pag 45).
Su De Santis  sorvolo perché forse è il più banale di tutti, mi limito a riportare: “Peccato, per chi non lo sapesse, che i camorristi reputano un punto d’onore essere citati in questo o quel libro. Diverso è se si colpisce un loro affare in corso: allora, come purtroppo sperimentò Giancarlo Siani, ti trovano e ti ammazzano sul serio”. Benissimo, da manuale: siamo nel repertorio d’accatto dei luoghi comuni, quelli più infimi ed usurati, quelli che vengono indirizzati a tutti quelli che si occupano di cose di cui NON ci si dovrebbe occupare. L’accusa è sempre la stessa:  favorire quello che si accusa, e naturalmente mentre si scrivono ‘ste stronzate bisogna sempre ricordare (è un topos obbligatorio) uno che si è occupato delle stesse cose e che naturalmente è morto ucciso (obbligatorio che sia morto) i colpevoli sono sempre i vivi (questa è la loro grande colpa) e il riconoscimento (debole naturalmente) arriva sempre puntuale, ma solo da morti.
L’aiuto De Santis, per non essere da meno degli altri scrivani del Mattino, lo chiede ai “poliziotti, agli insegnanti, ai vigili urbani, agli impiegati, ai medici, insomma a tutti quelli che la mattina si alzano e vanno a lavorare”. Niente giudici anche stavolta.
Insomma chiedono aiuto a tutti fuorchè a quei lazzaroni degli intellettuali, naturalmente.
Esclusi vanno solo gli intellettuali che fanno davvero gli intellettuali.
quindi parlino tutti: botanici, poliziotti, geografi, cartografi, ginecologi, veterinari, maghi, ecc. ecc. ma per favore… dimentichiamo Saviano.
E qui con De Santis finisco.
Ah no, dimenticavo: lui desidererebbe anche uno scrittore, ma … “occorrerebbe la penna di Dostoevskij, ma di scrittori come lui ne nascono ben pochi in un secolo” e così … scampato pericolo, anche stavolta ;-).

Il 17 giugno Antonella Cilento, L’oleografia del male e i suoi danni.(pag
37,  pag. 44).
Al suo nome io ormai non posso fare a meno di accomunare automaticamente la foto del suo libro, pescato appositamente (e forse addirittura messo dopo e sporcato con un po’ di fuliggine) fra le macerie della biblioteca scolastica bruciata in seguito ad incendio doloso. Foto grande che apparve sulle pagine del giornale, a mo di spot pubblicitario (che usa ogni cosa per autopromuoversi), spot di una volgarità che … altro che male che bagna Napoli ….
Anche stavolta lei invece di fare l’intellettuale, fa il portavoce degli albergatori e vede come il fumo negli occhi quella che lei chiama “campagna stampa e letteraria dell’immaginario che circonda Napoli” e che rovina il turismo:-). Il male di Napoli non è dunque la camorra (e ci mancherebbe anche quella) ma la “colossale campagna di autodistruzione” che “fa perdere di vista la verità dei fatti”.
Kavolo dopo la conoscenza anche  la verità dei fatti!??!.
Signora Cilento ma la verità dei fatti quale sarebbe?  Sarebbe forse che …
Da non crederci, ai propri occhi, signora Cilento leggendola. Atro che fidarsi solo di quelli come ci consiglia il miope (presbite e astigmatico) Perrella.

Il 18 è la volta di Andrea Di Consoli, con Andare avanti dopo Saviano(pag
29, pag 38).
Andrea Di Consoli è un buon scrittore e gli va dato atto che almeno lui, unico fra gli scrivani del Mattino, ha il coraggio di nominare direttamente Saviano cosa che gli altri si son guardati bene dal fare. Questo è un punto a suo favore. L’unico punto però, perché anche lui si lascia andare ad espressioni come .”sta scricchiolando la dittatura del realismo e del reportage”.
Che cavolo vuol dire? Bene che finisca qualsiasi dittatura, ma … cosa ci azzecca Saviano con la dittatura del realismo e del reportage. Saviano ha scritto uno splendido libro e basta e le etichette lasciamole perdere per piacere.
Che vuol dire la dittatura del realismo? Esiste forse letteratura senza realismo? Anche la fantascienza è realismo.
Certo ogni scrittore ha il suo approccio particolare al realismo. Ma cosa c’entra la dittatura?. Che forse i sentimenti segreti, il dolore, i sogni non sono anch’essi realismo? Ma non sarebbe l’ora di trovare termini per parlare di letteratura che non siano solo quelli polemici e strumentali degli anni Cinquanta? Sempre Realismo contro tutti e tutto, e viceversa?
Di Consoli ci consiglia di dimenticare Saviano. Beh, è legittimo da parte di uno scrittore. Tutti i grandi scrittori vanno dimenticati quando ci si mette a scrivere (altrimenti si fa una copia), ma l’unica maniera per dimenticare Saviano, o almeno fare su di lui una temporanea epoche, sarebbe quella di scrivere un libro altrettanto bello e importante.
Beh io non posso che augurarmelo, auguri a tutti, ma fino a che non appare quell’altro (o altri) libro, perché mai dimenticare Saviano?
Io ancora oggi, fatte le debite differenze,  non ho dimenticato Dante e mi guardo bene dal farlo.
(georgia)

Postato da: georgiamada a 13:59 | link | commenti (32)
polemiche, letteratura, pattinate e scivolate, wutheringbar, saviano


Commenti
#1   19 Giugno 2007 - 15:31
 
vi segnalo (per ora nei commenti) un bellissimo brano di Kant postato da sergio baratto su il primo amore.
Un brano d’attualità tratto dalla Religione entro i limiti della sola ragione (1793).
geo
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#2   19 Giugno 2007 - 16:00
 
denuncia=tentativo di miglioramento.. tanto si sa che i turisti a Napoli non vengono.. e non sarebbero venuti neanche prima "Gomorra". Chi ci vive lo sa.
Gli ultimi turisti risangono a 15 anni fa..quando la schifezza della schifezza non si era ancora raggiunta.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente vamphiria

#3   19 Giugno 2007 - 16:29
 
Il Mattino da sempre è solerte fustigatore di quanti lottano per un miglioramento delle cose di Napoli. Fa da specchio riflettente al suo 'lettorato'.Punto.

Una volta perdevo tempo a leggerne le lettere al Direttore: grondavano maledizioni per i distruttori di immagine 'della nostra bella Napoli'. Può sembrare inverosimile ma è così, il topo non si lamenta mai della sua fogna. Come pure Napoli non perde mai l'occasione per rivelarsi lente magnificativa del Paese. Abbiamo dimenticato il Berlusconi che invocava i 4 milioni di telefonini per attaccare chi ricordava l'Italia dei pensionati a 400 euro al mese? morissero, crepassero, sporcano.

Carlo Capone
utente anonimo

#4   19 Giugno 2007 - 16:44
 
La parte conclusiva di un intervento di Saviano sullo "scrivere in emergenza" descrive molto bene la differenza che passa tra i cossiddetti scrivani e gli scrittori, eccolo qua, il punto in cui lui cita Celine che viene intervistato: «Ma quanti modi ci sono di fare letteratura?». Céline rispose, secco senza titubare: «Ci sono solo due modi di fare letteratura». La giornalista così si aspettava lo scibile umano delle lettere divise in due correnti e Céline diede la sue sintesi insuperabile: «Fare letteratura o costruire spilli per inculare le mosche».
Non posso far altro che condividere tale definizione.
Irma.
utente anonimo

#5   19 Giugno 2007 - 17:26
 
carissima Georgia
sono a Napoli, Caserta, santa Maria Capua Vetere,patria di Errico Malatesta, dove presenterò il manifesto (libreria anarchica Spartaco)Stamattina mi ha scritto andrea e telefonato antonio (di consoli, pascale) per postare su NI i loro articoli. L'ho fatto in forma di lettera a Roberto . Sono in viaggio e giro di internet point in internet point. Non avevo visto il bellissimo "dossier " che hai messo su qui da te. Grazie per quello che fai. per tutti.
effeffe
ps
à la guerre comme à la guerre
utente anonimo

#6   19 Giugno 2007 - 18:10
 
La violenta e inaspettata polemica che si è scatenata sulle pagine del maggior quotidiano del sud è semplicemente vergognosa. Vergognosa per le firme coinvolte, per la sciatteria della prosa ( parliamo di scrittori anche affermati ) degli articoli pubblicati, per i contenuti imbevuti di disonestà intellettuale. Alcuni di questi pezzi, pubblicati dal Mattino nella scorsa settimana, sono al limite della diffamazione. Come la subdola insinuazione di Antonella Cilento circa la mancanza di prove sull’involontarietà di un presunto fiancheggiamento alla camorra. Sì, perché, sostiene la Cilento, parlare di camorra come ha fatto Saviano ( mai citato, peraltro ) significa tesserne le lodi, non condannare l’aspetto brutale di questa nuova razza padrona di capitalismo sanguinario. In altre parole, quello che accade a Napoli e al Sud non è colpa delle mafie o della società civile collusa, ma di chi ne racconta e, a loro dire, ne trae immenso profitto. E da notare che nelle stesse pagine in cui erano presenti questi articoli campeggiavano titoli sulla ripresa della faida di Scampia che ha fatto già 61 morti ammazzati in meno di sei mesi. Ma chi se ne fotte, questa è “oleografia dell’apocalisse”, meglio scrivere, come sostiene Di Consoli, delle bellezze partenopee, che ancora ci sono, meglio scrivere solo di ciò di cui si è testimoni diretti, come sostiene Perrella. E con questo l’inchiesta giornalistica, l’opinione sui fatti, la disamina degli avvenimenti, può andare a farsi fottere. Pascale, Perrella, Di Consoli, Cilento, De Santis e perfino La Capria, vorrebbero che si parlasse d’altro. Ma di che ? E perché mai ? L’unica risorsa rimasta intatta a Napoli è la capacità, unica in Italia, di riuscire a non nascondere la polvere sotto al tappeto. Napoli è una città che si mostra per quello che è e si lascia interpretare. E’ veramente l’unica libertà che si respira ancora. Questo illustre consesso di intelligenze vorrebbe tornare all’oleografia da cartolina, raccontare ciò che “sul mare luccica” o limitarsi al resoconto dell’esperienza per valorizzare la letteratura partenopea. Bene ha scritto Marco Salvia stamattina : “ se i libri sull’altra Napoli sono andati male vuol dire che non erano buoni libri”.
Ma questo non va giù alle mediocri e rancorose firme del Mattino. Saviano ha avuto un successo planetario organizzando in racconto i fatti di cronaca. Cose che erano sotto gli occhi quasi di tutti ma che nessuno aveva mai avuto il coraggio o la necessaria capacità per condensarli in un racconto completo, veritiero ( non verosimile ), appassionante e appassionato, coinvolgente. Lo straordinario talento di questo ragazzino semisconosciuto, un pischello di 28 anni, ha messo in ginocchio le convinzioni di un piccolo esercito di palloni gonfiati, autori tronfi e saccenti, dai “versi senza forza”, buoni solo a pavoneggiarsi nelle presentazioni delle librerie che contano, a esibirsi in patetici esercizi di stile nei raccontini estivi pubblicati dall’unico giornale importante che se li fila. Hanno proposto di “andare avanti dopo Saviano”. Ebbene, non si sono accorti che avanti si sta andando, con o senza di loro. Per fortuna.
E il discorso non riguarda solo Saviano. Riguarda quello sparuto manipolo di autori, tra cui si infila caparbiamente anche il sottoscritto, che scrivono di camorra come meglio credono, che rischiano in proprio e ci rimettono di tasca propria, altro che vendere “il prodotto Napoli”. Molti di noi non hanno mai venduto nulla, non lo sanno fare, Dovremmo imparare da loro, capire come si fa a far pubblicare da grandi case editrici roba illeggibile, come si fa a stare sui giornali un giorno sì e l’altro pure a sparare cazzate profumate di cultura o come riuscire a farsi mettere a libro paga dell’ufficio stampa del clan dei casalesi.

Geo, grazie, grazie davvero per la passione e il coraggio che ci metti. Che Dio ti benedica.

Bruno Esposito
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#7   19 Giugno 2007 - 18:47
 
Il mio nome è Giorgio Di Costanzo. Grazie, innanzitutto a Georgia per il lavoro antologico sulle pagine locali del "Mappino". Non leggo mai il "Mappino" e neanche lo sfoglio più. Tranne quando pubblicano articoletti (di professoressi e professoresse) su Anna. Subito dopo la "partenza" della mia carissima (e mai dimenticata) amica, a cadavere ancora caldo, il "Mappino" forzando il pensiero del povero Ciccio (fratello minore di Anna) lanciò una campagna perché Anna "tornasse" a "riposare" nella città che l'aveva letteralmente scacciata. Faticai non poco a farmi ricevere da un'assessore comunale alla "cul-tura": con una ricca documentazione di testi e lettere private (inedite) tentai (senza riuscirvi) di convincerlo che l'ultimo, ma proprio l'ultimo dei pensieri di Anna Maria Ortese fosse quello di "tornare" a Napoli per l'estremo "riposo". Per fortuna e misteriosamente, dopo l'ammuina tutto tornò alla normalità e la proposta perversa, perfida, un'autentica "calunnia", cadde nel dimenticatoio. Ecco, da allora non seguo più le pagine "mappine". Potessi esprimere un desiderio, chiederei a Napoli e ai napoletani, una cosa semplicissima: SCURDATEVE E ANNA MARIA ORTESE, LASCIATELA PERDERE, IGNORATELA, NON CITATELA PIU'...
Per quanto riguarda Roberto Saviano, scrittore (con le palle!!!) valente, coraggioso e perbene: ma questo è un film già visto a Napoli... Ne ho discusso con un tizio, recentemente, che scrive o scriveva sul "Mappino" gridandogli sul muso, a modo mio e "istericamente", che negli ultimi vent'anni LORO (i "giornalisti") del "Mappino" dov'erano? Dove vivevano? Di cosa scrivevano? etc...
P.S. Sono incazzato e non ho rivisto queste righe. Chiedo scusa per la forma, ma esprimono decentemente il mio disgusto...
utente anonimo

#8   19 Giugno 2007 - 19:18
 
Anch'io l'ho fatto Giorgio, a Galassia Gutenberg, quando Generoso Picone annuciò la couleur di quello che è apparso meno velatamente in questi giorni. Robeerto Saviano in primis e Anna Maria Ortese, in seguito. Non è Histeria. giorgio. è Historia. I malati sono loro, te lo assicuro
effeffe
utente anonimo

#9   19 Giugno 2007 - 19:27
 
e comunque Giorgio
sul Mattino ci scrivono tantissime persone che amiamo molto. Qualche esempio? Pino Montesano, felice Piemontese, Matteo palumbo...e l'immensa Rosaria Capacchione
effeffe
utente anonimo

#10   19 Giugno 2007 - 19:39
 
non è Histeria è Historia :-))))))
F.A.V.O.L.O.S.O
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#11   19 Giugno 2007 - 20:44
 
Giorgio, io invece adoro Ortese, la consiglio a chiunque voglia conoscere la narrativa partenopea ( e italiana ) degli anni 50, la migliore, e mi sono permesso di citarla nel mio libro che a suo tempo Geo ebbe la cortesia di presentare nel suo blog.
Perchè "Il mare non bagna Napoli" è un capolavoro ancora troppo sconosciuto e sottovaluto e se io, con le citazioni, riuscirò a convincere alla lettura anche una sola persona, me ne sentirò fiero.
E l'accostamento tra quello che sta accadendo a Saviano e quello che accadde a Ortese è mio, Geo me ne è testimone.
Per questo, pur comprendendo il tuo giustificato risentimento, lascia che il nome Ortese circoli liberamente. La storia non ha nascondigli, stanne certo.
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#12   19 Giugno 2007 - 20:52
 
Ancora una cosa sul Mattino.
E' un giornale strano, schizofrenico.
A volte leggo cose davvero ben scritte e interessanti ( concordo sulla Capacchione ) magari a firma, che ne so, di un Treccagnoli, che però il giorno dopo mi delude con qualcosa di basso profilo ( vedi occulta pubblicità alla Cilento ).
Il Mattino porta avanti da molto tempo una guerra strisciante contro Saviano, probabilmente per bassi motivi di scuderia ( Roberto non ha mai scritto su quel giornale nemmeno le previsioni del tempo, peraltro sempre sbagliate ) ma non per questo mi sento di dire che l'informazione sui fatti di cronaca e di camorra, in particolare, non sia precisa e ben circostanziata.
E questa "schizofrenia" l'ho anche citata nel mio post di sopra, quando ho scritto che accanto agli articoli che suggerivano un cambio di "tendenza" nella narrativa attuale, ritenuta troppo scandalistica ( per usare un eufemismo ) c'erano i titoli degli ennesimi omicidi di camorra, atti di vandalismo, criminalità e sporcizia dilagante.
Come facciano a conciliare questi due aspetti sono fatti loro.
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#13   19 Giugno 2007 - 20:55
 
Terzo e ultimo intervento ( che stress ).
@ Forlani.
E' tanto che volevo chiederglielo. Lei ha, per caso, un cugino che si chiama Claudio, sessantenne, che vive a Napoli ? L'ho chiesto a lui e gli pare di ricordare un Francesco nella sua parentela, che insegna o insegnava ed è stato a lungo in Francia.
Non so come si faccia ad avere un cugino "per caso" ma se lei ce l'ha allora glielo saluto io, visto che lo vedo spessissimo.
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#14   19 Giugno 2007 - 21:23
 
Bruno esposito
E l'accostamento tra quello che sta accadendo a Saviano e quello che accadde a Ortese è mio, Geo me ne è testimone.

Geo
Certo è tua, come è tua la segnalazione, io non leggo il Mattino :-).
Però giorgio mica era arrabbiato con noi. Giorgio stima Saviano, certo non è Anna Maria Ortese, ma lo stima parecchio.
Giorgio come puoi chiedere a napoli di dimenticare Ortese?
In fondo se oggi NON possono proprio dimenticarla è anche merito tuo;-)
geo
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#15   20 Giugno 2007 - 10:22
 
Sono Edoardo Brugnatelli e ho avuto la fortuna e il privilegio (e la gioia, devo ammettere) di pubblicare Roberto nella collana che curo. Volevo ringraziarti tantissimo per questo lavoro di inquadramento e aggiornamento della questione. Molto accurato, preciso, essenziale, divertente, bello tagliente, insomma molto molto molto bello (ehm ehm non sono tanto forte a scrivere, ma per fortuna mi limito a pubblicare quelli che lo sanno fare bene). Ancora un ringraziamento ammirato.


edoardo
utente anonimo

#16   20 Giugno 2007 - 10:25
 
bel post davvero, utile sotto tutti i punti di vista, un post politico nel senso pieno e vero della parola.
grazie
maria
utente anonimo

#17   20 Giugno 2007 - 10:55
 
Edoardo,
voglio complimentarmi con lei, allora, non importa saper scrivere, basta saper leggere..
Grazie dunque per aver scelto di pubblicare un libro splendido.

maria

maria
utente anonimo

#18   20 Giugno 2007 - 11:50
 
A me Pascale non piace. Ero andato a una sua presentazione pieno di entusiasmo, sono uscito con l'entusiasmo ribaltato. Lanciava frecciatine verso Erri de Luca oppure parlava della sua vita (partendo dall'infanzia) con una logorrea disperante. Non fa per me.
a.b.
utente anonimo

#19   20 Giugno 2007 - 14:27
 
a # 15
grazie caro edoardo i tuoi complimenti sono molto graditi.
E complimenti a te per aver pubblicato saviano, oggi, naturalmente, lo farebbero tutti, ma allora non lo so
geo
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#20   20 Giugno 2007 - 15:31
 
Questo è uno degli usi ottimali della rete e i testi parlano da sé. Nulla da aggiungere, se non: complimenti per l'appassionata presentazione e grazie.
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#21   20 Giugno 2007 - 15:55
 
Una riverenza irragionevole si può pensare anche senza

MicroMega s'attarda con Heidegger, si consiglia la lettura dei mistici

Alfonso Berardinelli, a pag. 2 del "Foglio", oggi, 20 VI

Georgia qualche giorno fa ti ho segnalato Berardinelli/Zanzotto, sempre sul "Foglio"...
utente anonimo

#22   20 Giugno 2007 - 16:18
 
grazie giorgio, salvati ambedue, solo che in questi giorni ho pochissimo tempo,ora sono in partenza e non so quando sarò vicino al pc, forse domani forse dopo, ad ogni modo appena posso posto tutto, ho anche altri articoli di berardinelli da postare e anche altra roba, fra cui anche il tuo post du delfini, ma non trovo mai il tempo scusami
un abbraccio a giorgio di costanzo che ha libri dedicati da miccini :-)
Giorgio ma perchè tu sei sempre così nel giusto?
Mi impressioni ;-)
geo
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#23   20 Giugno 2007 - 17:10
 
Non ho fatto altro, nella vita... Mi sono dedicato ai Miei Genitori (sono sempre presenti dentro di me, sempre) e ai libri, soprattutto i poeti, maggiormente quelli di "ricerca", d'avanguardia, fuori dai canali istituzionali, etc. Scrivevo, chiedevo (e ottenevo) amicizia soprattutto, attenzione, affetto e poi, seguivo il loro lavoro. Andavo a trovarli a casa, senza alcun timore reverenziale. Mi accoglievano, fraternamente. Negli anni 70-80 era possibile spostarsi, in treno, anche con poco denaro. L'entusiasmo e una certa ingenuità non mancavano. Ecco, Elio Pecora in una lettera mi scrisse: "... VORREI, DA PARTE MIA, AUGURARTI DI RESTARE COSI' COME SEI, DISPERATAMENTE ALLEGRO, MELANCONICAMENTE ENTUSIASTA (1979). Ritagliavo migliaia di articoli (fino al 1984 i giornali invenduti non venivano restituiti ma bastava rendere la testata, così avevo a disposizione e gratuitamente, 15 quotidiani al giorno, sempre, in ogni giorno dell'anno), ho, anzi avevo un archivio mostruoso. Tanti poeti hanno attinto (Amelia Rosselli, Franco Fortini, Giovanni Giudici, Maria Luisa Spaziani etc.) E poi leggevo, leggevo, leggevo. Cosa avrei potuto fare su uno scoglio come questo? Leggevo, studiavo, telefonavo, scrivevo (decine e decine di lettere al giorno) e poi tanti pacchi con libri, riviste, giornali, cataloghi. Allora c'era una postina, la signora Giuseppina, e poi i suoi figlioli (ora in pensione, la Madre morì qualche anno fa) che ogni giorno aveva da consegnarmi qualcosa...
Bada bene, Georgia: non sono un collezionista. Ho ricevuto in dono, tanto e ho altrettanto donato ad altri, dissipando parte del mio archivio, per tesi di laurea altrui (e sono felice di averlo fatto), libri prestati e mai più restituiti (è un bene, ho pochi metri per il mio spazio vitale) ma la cosa più importante e notevole è stato l'entusiasmo e l'affetto, donato e ricevuto, dai miei indimenticabili amici... Invidiavo la calligrafia di Adriano Spatola e quella di Margherita Guidacci (poeti "opposti": per stile, poetica, etc. Ero abbonato a tante riviste: Il Verri, Studi di Estetica, Carte Segrete, Nuovi Argomenti, Salvo Imprevisti, Anterem (prima si chiamava "Aperti in squarci"), La Tartana (di Roberto Roversi), Il Cerchio di Gesso, Altri Termini, Colibrì, Zeta, Mini, Dock(s), Controcultura (di Giuseppe Recchia), Stilb, Paragone-letteratura, Ombre Rosse, Linea d'Ombra, Dove sta Zazà, La terra vista dalle nuvole, Alfabeta, Quaderni piacentini (è scontato!!!), "Diario" di Bellocchio e Berardinelli (è superscontato che lo fossi, dall'ospedale di Brescia dov'ero ricoverato, nel 1993, mandai il denaro per rinnovare l'abbonamento, perso, perché aveva interrotto le pubblicazioni...). Non ho fatto altro (si fa per dire) nella mia vita: coccolare e inseguire poeti e talvolta anche poetastri e peti, professoressi e professoresse (pochini) e una miriade di personaggi, come Aldo Piromalli (viveva ad Amsterdam), ci siamo scambiati centinaia di lettere e nel 1980 venne a trovarmi a Ischia. Da infernet ho appreso che il suo viaggio si è interrotto qualche anno fa...
utente anonimo

#24   20 Giugno 2007 - 19:05
 
L'articolo di Berardinelli su Heidegger mi ha illuminato la giornata.

:-)))
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#25   20 Giugno 2007 - 19:07
 
Pardon: Belardinelli.
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#26   20 Giugno 2007 - 19:23
 
Scusate, ma io ci vedo scritto SERGIO BELARDINELLI... Mi piacerebbe però il BeraRdinelli su Zanzotto: geo, me lo puoi mandare? Sennò poi tu vai via e io me lo scordo...
Comunque: bel post
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#27   22 Giugno 2007 - 15:03
 
ISOLA #004 - PUNTI DI (S)VISTA

[..] a proposito di un paio post su Nazione Indiana, alcuni articoli su Il mattino (qui una dettagliata sintesi) e il bisogno di trovare verità della scrittura anziché accettare la libertà dello scrittore Dunque la situazione &eg [..]
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#28   23 Giugno 2007 - 19:07
 
Complimenti per il post. Condivisibile dalla prima all'ultima parola. E' davvero strano che delle persone cui viene permesso di pubblicare, non voglio dire intellettuali, sentano il dovere di usare espressioni roboanti e impegnative come "retorica dell'apocalisse" e "oleografia del male" aproposito di Roberto. Mi viene di chiamarlo così, ho più o meno la sua età, sono anch'io di Napoli, l'ho sentito pochi giorni fa alla Triennale di Bovisa e raccontava cose tratte anche dalla mia biografia. Il libro di roberto saviano è un romanzo-inchiesta. çLa sua natura ambigua e ancipite è la sua forza, ma anche il tranello nel quale possono cadere alcuni ingenui. L'autore non si sente affatto superiore alla materia che tratta, non nega di essere il primo a subire e ad aver subito la fascinazione delle storie di camorra, in certi casi cita le fonti, in altri delira con l'immaginazione dello scrittore, senza dare le prove della verità di quello che fa fare ai suoi personaggi. Ciò non vuol dire che i camorristi siano narrati come degli eroi del male, paradossalmente legittimati o visti dal basso verso l'alto. LA materia è epica, non è Saviano a fare la parte dei Tornatore o Scorsese. I vari scrivani del Mattino hanno peccato un pò di rozzezza: il problema esiste, il bersaglio è sbagliato. La letteratura di Saviano è mille volte più pericolosa della loro: le sue sono bombe, la loro retorica delle cose positive di Napoli è più vomitevole e ripugnante del delirio patriottardo della democristiana (ho detto tutto) Russo Iervolino.
utente anonimo

#29   24 Giugno 2007 - 11:46
 
A bocce ferme mi prendo la libertà di fare le mie ultime e brevissime considerazioni. Dopo aver ringraziato ancora Geo, splendida padrona di casa e "opinionista" consumata. Il post sugli articoli del Mattino è veramente una goduria, ironico, pungente, preciso.
Vorrei aggiungere una personale annotazione che ho già inserito di sfuggita nel mio primo commento e che riguarda i meschini interessi del sottoscritto e di coloro che scrivono di camorra e di abbrutimento ( sociale, politico, religioso, ecc. ) in genere.
Siamo un manipolo di autori che pubblicano con la minuscola editoria ( piccola o media è già troppo per noi ) e probabilmente non abbiamo il talento necessario per accedere a voci più potenti. Io pubblico con NonSoloParole ( tanto per far nomi e cognomi ) di Raffaele Calafiore, un giovane e tenace editore che fa tutto da solo : ufficio stampa, redazione, amministrazione, pubbliche relazioni, commerciale, ecc. Lui, coadiuvato da sua moglie, pragmatica e discreta, si è messo in testa di pubblicare tutto ciò che ritiene valido, a prescindere dalla commerciabilità E meno di un anno fa ha pubblicato il mio scritto satirico sulla camorra ( la mia seconda uscita ) senza preoccuparsi delle conseguenze, ritenendo che fosse un lavoro ben fatto e che fosse il momento di dire certe cose. Gomorra era appena uscito, nessuno sospettava quello che è poi, per fortuna, accaduto. E Saviano mi scrisse uno strillo di copertina, bontà sua, ritenendo il racconto degno di essere letto e controfirmato. Con questo autorevole suggello, Raffaele e io, siamo andati in giro, a nostre spese, col nostro tempo ( entrambi per vivere facciamo altro ) sottratto alle attività che ci permettono la sopravvivenza, a parlare di camorra, di collusioni, di politica, di malaffare, di abbrutimento, di come combattere tutto questo e di come la satira sia uno degli strumenti più efficaci.
Siamo stati a Rome e Torino e abbiamo girato la Campania come saltimbanchi di un tempo. Raffale ha forse coperto le spese di pubblicazione con le circa 500 copie finora vendute, io sto sotto di una cifra se si considera che ogni trasferta è assolutamente a mio carico.
Eppure siamo entrambi soddisfatti di ciò che stiamo facendo e l'ultimo pensiero che ci sfiora è il successo editoriale. Cerchiamo di vendere il libro vendendo prima di tutto un'idea, una speranza, una voce, un vaffanculo. Non abbiamo trovato grossi aiuti, specie fra gli illusti nomi della narrativa partenopea. Per raccontarne una : alla presentazione di Nola doveva partecipare come relatore Peppe Lanzetta il quale, un'ora prima della presentazione, telefona alla direttrice della libreria Guida dicendogli di essere troppo stanco per partecipare, avendo girato delle scene di un film fino a tarda ora. Non gliene voglio, Lanzetta resta un maestro per chi scrive di certi argomenti, ma questo vi fa capire quanto sia difficile cercare di fare le cose chiedendo aiuto a chi ti può dare maggiore visibilità. Le cose cambiano da Napoli in su. Resto ancora molto grato a Claudio Lolli che curò la prefazione al mio primo romanzo e a Federico Moccia che ne curò la presentazione romana. Così come sono riconoscente e Gianluca Morozzi che ha fatto da relatore a Torino a lavoro di cui vi sto parlando.
Ma a Napoli niente da fare, non c'è nessuno disposto a darti una mano.
Anzi.
E gli articoli presi in esame in questo post ne sono la dimostrazione.
Ora, se è giusto e lecito non giudicare male una non collaborazione, un diniego ( anzi, è giusto non giudicare affatto), è sacrosanto incazzarsi come iene davanti alla denigrazione di un lavoro magistrale come Gomorra e a tanti piccoli ma onesti lavori che trattano, ognuno a modo suo, la stessa materia.
Da qui la mia indignazione.
Saviano non rappresenta nessuno, se non se stesso, ma noi autori minori riconosciamo in lui l'autorevolezza di chi è riuscito, col suo talento, a portare il nostro malessere in luoghi in cui noi, da soli, non saremmo arrivati mai.
Questo ci basta per levare gli scudi ogni qualvolta che, con malafede e disonestà intellettuale, si cerca di minimizzare sul fenomeno o, addirittura, di discreditarlo, vaneggiando di collusioni più o meno involontarie.
E' tutto. Grazie e scusate.
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#30   26 Giugno 2007 - 10:46
 
Il problema di Napoli è il traffico!
è triste osservare quanto questa artificiosa polemica che sta avendo luogo sulle pagine del primo quotidiani cittadino sia la prova che se una napoletanità esiste, cosa che non credo, essa sia fondamentalmente masochistica. Politica dello struzzo. Io voglio centomila Roberto Saviano e meno struzzi. Ci vuole una forte posizione di amore vero per questa città, l'amore è in questo momento alzare la testa e dire che la merda puzza!
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#31   27 Giugno 2007 - 12:12
 
@ giardianiera #26
sono di fretta e proprio non posso postarti l'articolo su zanzotto, anche perchè con foglio una volta copiato vanno poi eliminati tutti gli a capo, ad ogni modo è del 15 giugno 2007 p. 2.
Faccio il possibile e se hotempo te lo posto oggi altrimenti la prossima settimana sono nuovamente di fronte al pc per qualche giorno e te lo posto
geo
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#32   27 Giugno 2007 - 12:14
 
l'autore dell'articolo su heidegger segnalato da giorgio naturalmente è belardinelli e neppure giovanni, ma sergio (che io NON conosco):-)
Io non l'ho letto l'ho solo copiato, mi dispiace che ci sia stato l'equivoco ;-)
geo
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