
quella della foto non sono io ma potrebbe essere la mia anima su cui pattino, tracciando strappi di parole, alla ricerca della superficie proibita che il potere nasconde in false profondità.
[è chiaro che la foto a cui mi riferivo ora non c'è più, è scomparsa per motivi tecnici di splinder e ora che lo spazio per la foto è diventato troppo piccoli inutile rimetterla perchè si vede malissimo. Prima o poi cambierò anche il commento]
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La morte dei blog?

Aggiornamento 2 (20 ottobre ore 13, 25)
Ne aveva già parlato Punto Informatico, e poi il blog di StefanoEpifani ha raccolto e linkato, in una serie di puntini, tutti i blogger che avevano preso un abbaglio. Buffo blog quest'ultimo però dove i commenti appaiono e subito scompaiono ... buffo davvero(georgia)
Aggiornamento (ore 21, 45)
Da Repubblica: Ddl editoria, il governo si difende."Nessuna censura per internet". Folena: "Chi fa un blog non è un editore quindi non deve sottostare alle stesse regole". Di Pietro: "Per quel che mi riguarda questa legge non passerà mai"
La notizia inizialmente non era di Grillo ma di Repubblica.it.Il governo riforma l'editoria. Burocrazia sul web? Allarme in rete (geo)
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Beh questo, se è vero, ci interessa V.E.R.A.M.E.N.T.E!!!!
ATTIVIAMOCI.
Angela corri in soccorso di noi blogger come l'altra volta!
Anche se ora sento alla tv che è un problema solo per gli editori ... ma insomma meglio allarmarsi in tempo.
Ringrazio Alexis che ha segnalato in ListaSinistra.
geo
P.S:
Vedo solo ora che agaragar aveva segnalato QUESTO dal blog aniceweb (geo)
La legge Levi-Prodi e la fine della Rete
Ricardo Franco Levi, braccio destro di Prodi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha scritto un testo per tappare la bocca a Internet. Il disegno di legge è stato approvato in Consiglio dei ministri il 12 ottobre. Nessun ministro si è dissociato. Sul bavaglio all’informazione sotto sotto questi sono tutti d’accordo.
La legge Levi-Prodi prevede che chiunque abbia un blog o un sito debba registrarlo al ROC, un registro dell’Autorità delle Comunicazioni, produrre dei certificati, pagare un bollo, anche se fa informazione senza fini di lucro.
I blog nascono ogni secondo, chiunque può aprirne uno senza problemi e scrivere i suoi pensieri, pubblicare foto e video.
L’iter proposto da Levi limita, di fatto, l’accesso alla Rete.
Quale ragazzo si sottoporrebbe a questo iter per creare un blog?
La legge Levi-Prodi obbliga chiunque abbia un sito o un blog a dotarsi di una società editrice e ad avere un giornalista iscritto all’albo come direttore responsabile.
Il 99% chiuderebbe.
Il fortunato 1% della Rete rimasto in vita, per la legge Levi-Prodi, risponderebbe in caso di reato di omesso controllo su contenuti diffamatori ai sensi degli articoli 57 e 57 bis del codice penale. In pratica galera quasi sicura.
Il disegno di legge Levi-Prodi deve essere approvato dal Parlamento. Levi interrogato su che fine farà il blog di Beppe Grillo risponde da perfetto paraculo prodiano: “Non spetta al governo stabilirlo. Sarà l’Autorità per le Comunicazioni a indicare, con un suo regolamento, quali soggetti e quali imprese siano tenute alla registrazione. E il regolamento arriverà solo dopo che la legge sarà discussa e approvata dalle Camere”.
Prodi e Levi si riparano dietro a Parlamento e Autorità per le Comunicazioni, ma sono loro, e i ministri presenti al Consiglio dei ministri, i responsabili.
Se passa la legge sarà la fine della Rete in Italia.
Il mio blog non chiuderà, se sarò costretto mi trasferirò armi, bagagli e server in uno Stato democratico.
Dal blog di Beppe Grillo.
