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Utente: georgiamada
"strano pregiudizio che valorizza ciecamente la profondità a scapito della superficie, pretendendo che superficiale, significhi non già di vaste dimensioni, , bensì di poca profondità, mentre profondo significa di grande profondità e non di superficie ristretta"

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lunedì, 05 novembre 2007


Rom
ne parlano le donne

Il campo rom di Tor di Quinto la baracca dell'aggressore

 


Quello che è successo è terribile, preferisco non fare alcun commento, Mi limito a postarvi alcune cose scritte da donne, sui giornali e in rete (georgia)

- Rosetta Loy, Xenofobia. Gli italiani e le tre erre, l’Unità, 4 novembre 2007 (che vi riporto, più sotto, per intero perchè manca un link a cui rimandare).

- Helena Janeczek,
Emilia, su NazioneIndiana e vi consiglio di scorrere anche la discussione che ne è nata con interventi del Circolo Pasolini di Pavia e di leggervi Tiziano Scarpa su Il primo amore.

-
Barbara Spinelli,
L'Europa e il tabù dei Rom, La Stampa, 4 novembre 2007

- Rossana Rossanda boccia il decreto: Sciagurato, roba da fascisti, in La r
epubblica, 3 novembre 2007 (l'articolo di Alessandra Longo ve lo riporto per intero.

- controviolenzadonne.org, C
omunicato stampa, 1 novembre 2007.

- Femminismo a sud
, E' stupro di stato: Le donne italiane possono essere massacrate solo da italiani!, 1 novembre 2007. Dal blog  femminismo a sud leggete anche, Raid punitivi fascisti e le donne di "proprietà" della nazione, del 4 novembre

Xenofobia. Gli italiani e le tre erre
di Rosetta Loy

Razzismo Rom Rumeni. Tre erre che sintetizzano il nero avvoltoio che agita in queste notti il sonno degli italiani. La peggiore, lo dico subito, mi sembra la prima che vede nel diverso, nello zingaro (come suona stranamente antiquata questa parola) il nemico numero uno, più pericoloso del camorrista o del mafioso che «incapretta» la sua vittima o la dissolve in una colata di cemento. E subito dopo, quasi per derivazione genetica, individua nel «rumeno» il suo equivalente. Forse in questi anni ci siamo perduti troppo appresso al nostro particolare, alle lotte intestine della politica nazionale, alle correnti, agli scandali, sempre più lontana e remota la nostra cattiva coscienza nei confronti del «diverso». Abbiamo dimenticato il nostro girare la testa dall’altra parte quando i «cittadini di razza ebraica» furono cacciati dalle scuole e dagli uffici (pubblici e non solo); e nel ’46 (o forse era il ’47, non ricordo) sotto l’etichetta di «italiani brava gente», ci siamo riabilitati tutti in blocco con una vasta amnistia.
Dimenticando non solo la generale indifferenza con cui erano state accettate le orrende leggi razziali (e i profittatori che si erano arricchiti alle spalle degli «untermenschen») ma anche dell’indiscriminato massacro della popolazione locale durante la «gloriosa» conquista dell’Etiopia dove i somali e gli eritrei venivano raffigurati con gli anelli al naso e il gonnellino di paglia.
Nessun esame di coscienza, nessuna educazione scolastica. Persino i ragazzi che oggi sono all’Università, salvo pochi, sanno quale è stato il comportamento dei loro nonni nei confronti del «diverso» (ma anche del «simile» perché gli ebrei erano italiani a tutti gli effetti, e gli ebrei del Portico d’Ottavia più italiani dei piemontesi o dei calabresi perché vivevano già a Roma al tempo di Augusto). Si è preferito «dimenticare» e «guardare al futuro», senza capire che senza una coscienza della Storia alle nostre spalle anche il futuro finisce per traballare.
La morte di Giovanna Reggiani in quella stradina oscura di una «toppa» di periferia in pieno degrado, è un dolore collettivo forte, una violenza che colpisce tutti noi, e mi è sembrata straordinaria, e vorrei qui sottolinearla, la reazione della famiglia che ha subito detto che non andavano criminalizzati i cittadini rumeni. Anche se stranamente questa reazione così profondamente civile è stata scarsamente recepita, come se dovesse venire subito travolta dall’indignazione collettiva.
Mostruoso mi è apparso al contrario il raid dell’altra sera fuori il supermercato di Tor Bella Monaca. Organizzato in gruppo con un apparato da Klu Klux Klan: dieci ragazzi muniti di passamontagna e bastoni contro quattro uomini inermi con le mani occupate dalle borse della spesa, spesa acquistata con i soldi sudati su un lavoro di sicuro sottopagato. Perché se i «rumeni» vivono in baracche di lamiera e cartone non è per amore del degrado (avete mai provato a lasciare una sedia rotta e un tavolino traballante accanto a cassonetti della nettezza urbana in periferia? E controllato in quanto breve tempo spariscono?) ma perché devono sottostare all’arbitrio di datori di lavoro di scarso scrupolo e granitica sicurezza di impunità. Io li vedo, i «rumeni» ogni mattina sotto il cavalcavia dell’Olimpica a Tor di Quinto in attesa che qualcuno li ingaggi; e delle volte sono ancora lì ad aspettare a mezzogiorno, le mani in tasca. Allora chi è più colpevole, l’italiano «brava gente» o il rumeno fatto sgomberare in quattro e quattrotto con le sue sedie e il materasso recuperato fra i rifiuti, costretto a mimetizzarsi in baracche indegne di un paese civile lungo le sponde di un fiume ingombro di immondizia?
Senza dimenticare che a chiamare aiuto perché venissero in soccorso della signora scaraventata nel breve dirupo a ridosso di quella maledetta stradina, è stata una donna rumena. E con grande coraggio ha detto nome e cognome del colpevole
L'Unità, 4 novembre 2007

"Un delitto efferato, ma la polizia ha sbaraccato casette miserabili e cacciato gente innocente"
Rossanda boccia il decreto "Sciagurato, roba da fascisti"
"Mi chiedo se la responsabilità penale personale vale solo per gli italiani"
di Alessandra Longo

ROMA - «Una cosa sciagurata, una cosa da fascisti». Dalla Francia, dove ormai vive quasi stabilmente, Rossana Rossanda giura che la politica italiana non la coinvolge emozionalmente. Quando parla di quel che è accaduto in queste ore a Roma la sua voce però è indignata e i giudizi sono, di conseguenza, pesantissimi. C´è poco da aggiungere, dice, sull´efferatezza di cui è rimasta vittima Giovanna Reggiani, molto invece su «come ha reagito il governo», sull´accelerazione impressa alle risposte di polizia. Rossanda è tranchant: «Comportamento schifoso. Non ho parole. Sento che le forze dell´ordine si sono presentate in quegli accampamenti, tra quelle casette miserabili, per sbaraccare tutto e mandare via gente innocente che non aveva fatto nulla. Ecco: questi sono gesti di stampo fascista, senza alcuna giustificazione, mai vista una cosa del genere. Se fossi in Italia farei una denuncia alla Procura».
Con più forza, più nettezza, un po´ per tratti caratteriali, un po´ forse perché affrancata oggettivamente dalla fisicità del dibattito, Rossanda tuttavia non fa che confermare il disagio della sinistra cui appartiene. Disagio sintetizzato dal titolo di «Liberazione», uscito in prima pagina nell´edizione di giovedì scorso («Domanda proibita alla sinistra: perché restiamo in questo
governo?»), disagio da cogliere nelle parole della senatrice Rina Gagliardi sul «Corriere» quando ammette che «avevamo promesso un´altra stagione e non ci siamo riusciti». Disagio, ancora, poco filtrato, di Fausto Bertinotti, ormai convinto che il governo è «malato» e vada avanti a «brodini». I Pacs, il welfare, la commissione del G8, bloccata da alleati di coalizione, e adesso questa faccenda della sicurezza. Anche ieri, a sinistra, segni di sbandamento. Dubbi sulla «costituzionalità» di certi provvedimenti affidati ai prefetti, accuse di «razzismo» a Veltroni, reo di aver lanciato l´allarme Romania.
Rossanda non ha bisogno, né desidera, immergersi nel teatrino desolante dei botta e risposta. Tempo fa, anzi, un suo editoriale sul "manifesto" ("Note Antipatiche
") era andato decisamente controcorrente. Scriveva: «Smettiamola, noi sinistre, "manifesto" incluso, di essere sorpresi e amareggiati per le misure prese dal governo di centrosinistra. Un conto è cercare di modificare le scelte, un altro è cadere dalle nuvole». No, non si poteva «pensare che sarebbe andata molto diversamente», almeno vista dal versante della sinistra cosiddetta radicale. Dalla data di quel commento, il 12 ottobre scorso, a oggi, sono successe altre cose. Rossanda è colpita, ancora incredula, dal comportamento del governo sul delitto di Tor di Quinto: «C´è stato un omicidio, un fatto occasionale. Una donna è stata uccisa da un cittadino romeno. Mi chiedo se la responsabilità penale è personale o no. Oppure questo vale solo per gli italiani? Mi chiedo il perché di quei rastrellamenti, gli zingari come gli ebrei. Mi chiedo cosa c´entrano le donne e i bambini che vivono lì, in quelle condizioni, come bestie. Veltroni, da sindaco, trovi loro una sistemazione.». Rossanda, c´è nel Paese, a Roma, una percezione di insicurezza, un allarme sociale. «No, non condivido questa lettura. Il tema della sicurezza non è il tema principale nell´agenda italiana. Ci sono più donne ammazzate dai mariti che dagli immigrati. Un Paese non può vivere così, tra una paura e l´altra. Perché un Paese che vive così è un Paese nevrotico. E allora si deve far curare».
La repubblica 
3 novembre 2007leggibile su dsmilano.

Postato da: georgiamada a 22:02 | link | commenti (28)
femminismi, rom


Commenti
#1   05 Novembre 2007 - 23:11
 
Le regole di un mondo che non riconosce la nostra esistenza

Ormai più di trent’anni fa Susan Brownmiller, a conclusione del suo Contro la nostra volontà, scriveva: “Contrattaccare. A una molteplicità di livelli: è questa l’attività a cui dobbiamo dedicarci, insieme, se noi – noi donne – vogliamo […] liberare noi stesse e gli uomini dall’ideologia dello stupro”.
L’aggressione ed uccisione di Giovanna Reggiani prima e la sua strumentalizzazione politica poi mostrano quanto sia drammaticamente diffusa, ad ogni livello della nostra società, l’ideologia dello stupro.
Uno dei molteplici livelli a cui dobbiamo contrattaccare in questo momento – e ogni giorno, perché solo le lotte condotte ogni giorno possono sperare di avere successo – è costituito dalla decisione di proporre la nostra analisi, di far sentire la nostra voce marcando la differenza, la distanza, dicendo: “noi siamo altrove”.
Non c’è spazio per una nostra autentica presenza in un mondo in cui il dramma di una donna stuprata e uccisa diventa strumento di una contesa politica che non so definire in altro modo se non offensiva ed insultante.
Il corpo violato e la vita negata di Giovanna Reggiani diventano il “pretesto” di un gioco politico fin troppo facilmente comprensibile, ma raccapricciante: da un lato lo stato finge di fare i conti con le sue contraddizioni chiedendo muto consenso, bestiale unanimità in nome di un’emergenza che esso stesso ha contribuito a creare generando e favorendo emarginazione invece che relazione, assenza di tutela invece che diritti, povertà invece che accesso alla risorse. E nella resa dei conti viola diritti, calpesta vite e speranze, alimenta esclusione con esclusione, miseria con la miseria, favorendo una facile equazione tra il clandestino, l’abusivo, l’outsider e il criminale, l’assassino, lo stupratore.
Dall’altro i soliti picchiatori ne approfittano per dare sfogo all’odio, sicuri che anche questa volta ci sarà qualcuno pronto a concedere le attenuanti del caso, a giudicare (sbagliando) la loro violenza – che è atto politico e che come tale dovrebbe essere analizzato – come “l’eccesso di zelo” di brave persone esasperate dalla sordità delle istituzioni.
Lo Stato contro il clandestino, la destra contro il rumeno.
Il nostro corpo di donne è per l’ennesima volta il campo su cui gli uomini combattono una battaglia che non considera l’essenza della nostra identità, che non considera nemmeno la nostra semplice presenza nel mondo se non per fare di noi uno strumento eterodiretto al servizio di un interesse (presunto) superiore.
Ridurre quella che è prima di tutto l’aggressione di un uomo contro una donna ad un problema di legalità da ripristinare significa ignorare la radice culturale di quello che è successo, significa ignorare l’evidenza che l’ideologia dello stupro è esperienza quotidiana, quotidiana attitudine di molti. E non solo degli stupratori.
C’è l’ideologia dello stupro dietro la costante, ossessiva, sottolineatura del fatto che Giovanna Reggiani si sia difesa con tutte le sue forze fino alla fine. Quale effetto ha questo comportamento dei media se non quello di dare ulteriore credito alla mentalità (purtroppo) comune secondo cui la vittima di stupro “merita” la solidarietà e la comprensione della società se – e solo se – dà prova di essersi inequivocabilmente opposta alla violenza?
C’è l’ideologia dello stupro dietro le spedizioni punitive e le ronde contro i clandestini: la raccapricciante difesa violenta delle “nostre donne” è intrisa di una mentalità di possesso e di diritto di accesso ai corpi femminili che è la stessa che muove il violentatore. In un caso questa mentalità porta all’attacco, nell’altro alla difesa: nell’uno come nell’altro le donne sono un patrimonio cui garantirsi l’accesso. Preferibilmente esclusivo.
La violenza contro Giovanna Reggiani è stata, come ogni stupro, una violenza politica. Il suo omicidio è stato un omicidio politico: l’omicidio politico di una donna da parte di un uomo.
Di fronte a questa realtà evidente tutti preferiscono tacere. Anzi, preferiscono confondere le menti con analisi legalitarie, agitare gli animi con proclami emergenziali, sfruttare il dolore per fare il proprio gioco.
Per questo dobbiamo contrattaccare, dire: “noi siamo altrove”.



Se le donne sono altrove, gli uomini dove sono?

Leggendo l’articolo ci chiedo: se le donne sono altrove gli uomini dove sono?
E quale “altrove” può accogliere donne e uomini che vivono la liberazione da quegli schemi descritti sopra anche attraverso espressioni radicali dell’azione diretta?
La domanda la rimettiamo al dibattito che spero si generi, non è infatti tanto importante il trovare quell’ “altrove” che è solo un “hic et nunc” altro, ma è costruire quel “qui ed ora” diverso, libero, liberato. E questo si determinerà unicamente attraverso il confronto più amplio possibile (tra donne e uomini) sul quell’altrove da venire. Perché esso avrà senso solo se sarà per tutte e tutti.
L’altra idea d’appendice che vogliamo offrire al dibattito è l’accessibilità al confronto. Per come è posto il discorso dell’articolo troviamo sia poco accessibile alle persone che popolano le nostre città e le metropoli, le case e le strade, i luoghi delle donne e degli uomini che vivono la cultura e l’ideologia dello stupro.
Il livello di analisi non si può abbassare. Riteniamo che sia talmente grave ed importante l’oggetto del dibattere che non accettiamo di cedere neanche una virgola di merito. Partendo da questo assioma imprescindibile vogliamo capire quale strumento di confronto può garantire accesso al dibattito e integrità di analisi. Crediamo sia necessario lavorare sul linguaggio. Provare ad inventare modi e forme comunicative che alimentino la curiosità sopita, narcotizzata, di chi velocemente vive di ovvietà precotte e subisce culture offensive, lesive della dignità della vita, maschile o femminile che sia.
L’ultima riflessione che intendiamo porre all’attenzione della lettrice e del lettore riguarda lo strumento giuridico che ancora nella vicenda Reggiani esplicita il paradigma EMERGENZA.
Non ci interessa fare sofismi legalitari o garantismi da quattro soldi. Cerchiamo di denunciare le falle di un sistema di libertà reale e presunta. Libertà reale per chi è dentro il “mondo degli uomini” e nelle sue ideologie, e quella presunta e mortificata per chi è fuori, per chi è in un “altrove” dove l’unica dimensione di relazione è marginalizzazione.
Ovviamente, non intendiamo in alcun modo fare sconti al gesto atroce di chi ha aggredito, violentato e ucciso una donna.
Quando l’emergenza non c’è, e l’emergenzialità è un pretesto, si celebra la farsa della giustizia e l’offesa istituzionale alla dignità della donna.
Lo schema nella primo corpo dell’articolo è l’ennesimo sviluppo di un paradigma sociale che permea tutte le istituzioni politiche, giudiziarie, intellettuali, accademiche.
L’emergenza giustifica tutto.
Ammettendo che si voglia vedere come emergenza l’evento Reggiani, si comprende la capziosità culturale della nostra politica nel non centrare affatto il problema. Di riflesso l’assurdo veste la toga.
Come risulterebbe – minimamente – logico l’emergenza Reggiani potrebbe descrivere il “non-normale” accadere delle violenze sulle donne (l’ideologia dello stupro è talmente antica e radicata che è un nonsenso considerarla un emergenza), e invece l’emergenza -assurda al paradosso – risulta la clandestinità dell’aggressore, l’essere elemento esterno alla società degli uomini del violentatore, in quanto Rumeno e nomade.
Un ulteriore elemento supporta questa tesi.
La scarcerazione del Prete preso in fragranza, che ha stuprato una donna due settimane fa. Il prete in quanto interno alla società degli uomini non presenta nessuna emergenza, nessun raid contro i preti, nessun decreto legge per la sgomberi di conventi, né canoniche. Nessuna sanzione collettiva, nessuna novità giuridica, nessuna giurisprudenza.
La libertà in attesa di giudizio, strumento esercitato legittimamente per il prelato, non viene esercitato per il reo straniero.
L’assurdo di un’emergenza presunta, nel nome della quale si legifera in poche ore, si celebrerà in poche udienze-giornalistiche di un processo con sentenza di colpevolezza già scritta. Si sospende, de facto, lo stato di diritto (pertanto illusorio) e si ratifica l’impossibilità della democrazia di garantire eguaglianza e libertà.
Tutto questo processo emergenziale doloso emergerà sulle prime pagine con titoli enfatici: “certezza della pena!”. La stampa a supporto della farsa in toga celebrerà la vendetta di stato per l’offesa alla donna e al possesso di essa.
Non immaginiamo di portare alla luce verità particolari, ci limitiamo a dare una lettura del fatto grave occorso alla Reggiani cercando di non perdere aderenza a questo mondo, con lo società che ci permea, e che mal sopportiamo.
Nell’oscurantismo dal quale non siamo mai usciti, quello che permette ai prelati ogni perversione e ai migranti, ai blasfemi, alle streghe, agli eretici ogni maledizione troviamo l’ignoranza sociale ingiustificabile (nel 2007). Ricordiamo infatti che dal primo gennaio duemilasette i cittadini della Romania hanno lo stesso status giuridico dei cittadini tedeschi, francesi, olandesi e portoghesi, e di tutti gli altri paesi della Comunità Europea. Si ha anche in questo una banale conferma di come l’asse del confronto sociale sul fatto Reggiani sia spostato dolosamente. Troppo grave e insostenibile sarebbe per il...
utente anonimo

#2   05 Novembre 2007 - 23:12
 
... Potere sociale (lo stato) una sollevazione di grandi numeri delle donne per la rivendicazione delle proprie dignità, libertà, identità, pratiche.
Sembra insostenibile per uno stato alle corde del ring democratico, pestato come un pugile a fine corsa da mille pugni che sono il frutto di un’incapacità a creare cultura, e di una continua demonizzazione, repressione, oppressione della libertà articolata in ogni forma collettiva, cavalcando celatamente ideologie, logiche e pratiche lesive di ogni dignità, diritto, desiderio, sogno, bisogno.
utente anonimo

#3   05 Novembre 2007 - 23:29
 
ora anonimo del tutto?
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#4   05 Novembre 2007 - 23:57
 
se a qualcuno interessa civile.it ha pubblicato il decreto sulle espulsioni con un commento del capo dello stato rumeno potete leggerlo QUI

Il capo dello Stato Rumeno, Basescu: "Misure improvvisate, che generano paura e risvegliano l'odio possono essere inique e possono causare altri effetti rispetto a quelli sperati"
"In qualità di capo dello Stato romeno condanno ogni violazione della legge commessa da un cittadino romeno in Romania così come all'estero. Ma condanno anche ogni atto di violenza diretto contro cittadini romeni così come ogni discorso che inciti la gente a non rispettare i diritti civili dei romeni senza riguardo a dove si trovino nell'Unione europea".

Il decreto naturalmente lo trovate anche nella pagina della repubblica, in cittadinoLex
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#5   06 Novembre 2007 - 02:16
 
grazie per aver linkato anche il mio post. gli articoli che proponi sono interessantissimi. aggiungo questo tuo post alla rassegna da leggere. non avevo letto ne quello della nazione indiana e neppure quello della rossanda. avete visto la trasmissione exit stasera? davvero pareva che destra e sinistra facessero a gara a chi era più fascista...
una buona notte :)
ciao

Femminismo a Sud
utente anonimo

#6   06 Novembre 2007 - 13:13
 
grazie femminismo a sud, per la segnalazione.
Vedo che per sbaglio hai cambiato il mio titolo, che è *rom* ne parlano le donne e NON *romeni*... :-)
I rom sono una cosa (ma so che lo sai benissimo anche se gli errori ci perseguitano in rete, io ne faccio a bizzeffe) i rumeni un'altra, *romeni* non so se esista, ma non credo.
Ciao e ancora complimenti per la forza e la passione del tuo blog
geo
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#7   06 Novembre 2007 - 13:16
 
vedo che nel mio comm #4 è riportato il termine *romeno* nella traduzione delle parole del presidente rumeno ... boh, chissà se è un errore, una semplice svista, o no?
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#8   06 Novembre 2007 - 13:28
 
beh dopo un giro in rete vedo che viene usato spesso romeno, anche se il termine corretto è rumeno, potrebbe essere dovuto a due motivi, uno perche la lingua in effetti è il romeno e l'altro per contaminazione con rom ... visto che ormai in italia non fanno più distinzione tra rom e rumeno. Non tutti i rom sono rumeni e non tutti i rumeni sono rom.
Un po' come molti dicono mussulmano invece del termine corretto musulmani ... le due parole derivano da tradizioni diverse, una colta e corretta e una un po' islamofobica, ma chiaramente non tutti quelli che usano l termine mussulmani sono islamofobici :-)
Ad ogni modo dalle parole passa sempre la storia e mi piacerebbe approfondire rumeno/romeno.
Chi mi aiuta?
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#9   06 Novembre 2007 - 13:48
 
Il più diffuso dizonario "Romeno Italiano, italiano Romeno" che è pubblicato da Vallardi a cura di Condrea Derer Doina usa la parola "Romeno" giá nel titolo. Quindi esiste. Io ho studiato tre anni filologia romena alla cattolica di Milano con Il Professor Mircea Clinet il quale sosteneva che la lezione "Romeno" fosse quella corretta e che quella "Rumeno" un francesismo. Almeno così mi pare di ricordare. Sono passati moltissimi anni da allora. Mi pare di ricordare, anche che considerasse la lezione "rumeno" come vagamente dispregiativo in quanto piú lontana dalla "romanità". I romeni prima delloro risorgimento si chiamavano Moldavi e Valacchi e la scelta di chiamarsi Romeni segnalava esplicitamente il programma politico di avvicinamento all'occidente.

Gli articoli proposti sono interessanti.
La Rossanda è sempre la stessa. Il provvedimento del governo non è fascista è stato preso da un governo di centro sinistra con esponenti della patetica sinistra radicale che si son ben guardati dal fiatare anche solo flebilmente e quindi dalla famigllia politica della Rossanda. Onestá intellettuale vorrebbe che non elle non cercasse di attribuirne la paternitá ai fascisti che nel governo Prodi non ci sono. La lingua di legno stalinista chiamava fascista Bordiga! La Rossanda non perde nessun vizio storico. Tempo fa a Pechino un giovane no global rifondarolo mi disse, dopo aver assistito ad alcune "performance" un po' rudi della polizia cinese, che si trattava di uno stato fascista. C'erano bandiere rosse da tutte le parti! Ma quello era un giovanotto confuso. La Rossanda, invece, è un'ideologa noiosa.

Ho sempre subito il fascino della cultura romena, così contadina, così radicata nella natura, frutto della mediazione tra lingue e mondi tanto diversi come quello turco musulmano, quello greco, quello slavo e quello latino. Ho amato profondamente la poesia di Lucian Blaga e quella di Arghezi. Vorrei che qualcuno si ricordasse ancora del grande Celibidache.
In questa Unione Europea pare che circolino solo la paura e il prgiudizio e non la cultura. Cordialmente.
genseki
utente anonimo

#10   06 Novembre 2007 - 14:32
 
per la lingua genseki credo si dica comunque romeno, quello che dici tu sul fatto che rumeno (riferito alla lingua) sia un francesismo è interessante e ti ringrazio (non lo sapevo).
l'incertezza però è sulle persone i rumeni con la variante i romeni. Qual'è la più esatta? A me, a senso, torna corretta la forma rumeni, mentre la forma romeni mi sa di forma *popolare* ... non insorgere, per carità ;-) ... il popolare è buono quando è in loco e riflette su se stesso e da origine alle lngue, ma quando parla di altri, di esterni, di stranieri, beh spesso (anzi quasi sempre) si tinge di razzismo, anche se non si può mai generalizzare :-).
In fondo noi, popolarmente, i rom li chiamiamo zingari o gitani (dall'ungherese Cigány), popolarmente nessuno fino ad oggi ha mai detto rom o sinti.
Sarebbe interessante sapere in che epoca nascono i due temini (rumeni e romeni)
In fondo anticamente gli attuali rumeni erano gli abitanti della provincia romana Dacia (grosso modo l'attuale romania più la moldavia) .. come si chiamavano allora gli abitanti di tali zone, Daci, Geti o in altro modo?
geo
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#11   06 Novembre 2007 - 14:48
 
genseki puoi farci circolare qualcosa su Lucian Blaga, Arghezi, Celibidache?
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#12   06 Novembre 2007 - 15:24
 
di niente geo :)
ho cambiato volutamente il termine rom con romeni per segnalare che si parla della storia accaduta a roma.
la faccenda ha riguardato un romeno (o rumeno ma si può dire in entrambi i modi) e non un rom e quindi volevo evitare confusione. se ho fatto male e pensi che sia corretto il titolo originale lo correggo subito :|
mi dispiace!

Femminismo a Sud
utente anonimo

#13   06 Novembre 2007 - 15:52
 
Nessun problema! se il tuo cambio è stato volontario, nulla da ridire (credevo fosse stato un errore), è la dinamica della rete e ognuno cambia quello che vuole. Io parlavo dei rom, in particolare, ma se tu preferisci mettere in risalto i problemi dei rumeni (romeni) io non ho nulla da ridire ... però i rom sono altra cosa dai rumeni come ha fatto notare oggi Le monde (ringrazio mariak che lo ha segnalato)

Romafobia
Dopo il brutale assassinio di Giovanna Reggiani, il governo italiano ha approvato un decreto legge che permette l'espulsione, senza processo e senza appello, dei cittadini dell'Unione europea che "compromettono la tutela della dignità umana o dei diritti fondamentali della persona umana, ovvero l'incolumità pubblica". Il ministro dell'interno ha detto che il provvedimento è stato preso per arginare i fenomeni di xenofobia. Intanto sui giornali italiani, "rumeno" è diventato sinonimo di "rom". È vero che i rom sono fonte di problemi in molti paesi europei: poveri, marginalizzati, discriminati per quanto riguarda gli alloggi, la sanità, la scuola, il lavoro. Ma il problema dell'inserimento dei cosiddetti zingari è ampio: gli italiani che vorrebbero rispedirli a casa devono sapere che queste persone non sono a casa né in Italia, né in Romania, né in Bulgaria, dove spesso sono trattati ancora peggio.
Tradotto da RomaphobieLe Monde, 6 novembre 2007
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#14   06 Novembre 2007 - 16:50
 
no no, allora ho travisato il senso. lo cambio subito. :)

Femminismo a Sud
utente anonimo

#15   06 Novembre 2007 - 18:21
 
grazie :-)))
Ora che lo cambi di tuo lo preferisco ;-)
geo
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#16   06 Novembre 2007 - 18:43
 
Georgia avevo passato questo breve scritto di m iguel martinez sull'arrivo dei rom in Italia, ma non lo vedo, lo riposto di nuovo e mi scuso se apparirà doppio.
maria


Non si sa esattamente quando o come siano arrivati in Italia i Rom. Il primo riferimento sicuro è nel Corpus Chronicum Bononiensum del 1422. Più o meno dello stesso periodo è il pittore Antonio Solario detto "Lo zingaro" di Ripateatina (Chieti).

Si pensa che siano arrivati via terra, attraverso il Friuli, partendo comunque (come dimostra la linguistica) da zone ellenofone dei Balcani.

Gli "zingari" con passaporto italiano sono tutti "Rom"; ma una parte di quelli dell'Italia settentrionale parlano una variante un po' particolare della lingua comune, che viene chiamata Sinto, per cui c'è l'usanza, non propriamente corretta, di chiamare loro "Sinti" e gli altri "Rom".

I Rom italiani sono molto vari, e per certi versi anche più "esotici" di quelli che provengono dai paesi balcanici: esistono in Italia vere e proprie comunità nomadi, a differenza dei Balcani.

Solo una piccola parte dei Rom/Sinti italiani sono giostrai, e non tutti i giostrai ammettono di essere Rom.

Miguel Martinez

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#17   06 Novembre 2007 - 18:50
 
Ecco: ti posto il link di un post (link di un post... ma come parlo? :P) che fa la distinzione chiarissima su cosa sono i rom e cosa i romeni --->>>QUI

baci
Femminismo a Sud
utente anonimo

#18   06 Novembre 2007 - 19:08
 
Ida Dominijanni, in prima pagina, oggi sul "manifesto", affiancata da Patrizio Gonnella di "Antigone" e Alessandro Portelli (tre interventi che segnalo caldamente all'amica Georgia e ai suoi lettori) scrive: "Passano i giorni, monta l'onda razzista, cresce il delirio identitario, si gonfia il panico securitario, slitta in stato d'eccezione lo stato di diritto, precipita in senso comune fascistoide il senso comune democratico, e nel frattempo svanisce nella nebbia del rimosso il fatto, il dato, l'evento che a tutto questo ha dato origine. Una donna, italiana per caso, aggredita, seviziata e massacrata da un uomo, rumeno per caso. Per caso, come per caso era inglese Meredith Kergher, massacrata a Perugia da qualcuno di cui non si conosce ancora il certificato etnico. Era italiana Chiara Poggi, massacrata a Garlasco quasi certamente da uno di casa. Era pakistana Hina, massacrata a Brescia nell'estate 2006 da suo padre e dai suoi zii pakistani perché voleva vivere all'italiana. Era italiana la moglie di un intellettuale illuminato di Pescara, massacrata e infilata in un cassonetto dal marito poco prima di Hina...
C'è un'emergenza di cui occuparsi e preoccuparsi? Sì, c'è e non è quella rumena. Si chiama violenza sulle donne, e non ha né colore né passaporto, è transculturale e globale, e gode, a destra e a manca, di rimozioni e connivenze transculturali e globali...
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#19   06 Novembre 2007 - 19:13
 
Solo ora vedo il vile e squallido attacco di tale geseki o un cazzo di nome del genere a ROSSANA ROSSANDA. Vorrei rispondere al livello di tale geseki o un cazzo di nome del genere. No, non lo farò. Rossanda non ne ha bisogno ed io non intendo insudiciarmi...
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#20   06 Novembre 2007 - 19:22
 
grazie ho letto l'interessantissimo articolo che mi era sfuggito (pur avendo il manifesto cartaceo del 4), però a questo punto sono confusissima io (e forse anche le monde), allora non sono rom, nè l'assassino nè emilia? L'autore dell'articolo dice che sono cittadini rumeni e quindi non rom, beh ci sono rom cittadini rumeni come ci sono rom cittadini italiani, dunque erano rumeni-non rom in un campo rom ... insomma qualcuno mi spiega qualcosa che non capisco più nulla?
geo
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#21   06 Novembre 2007 - 19:36
 
graze maria, e grazie a giorgio per la segnalazione dell'articolo della dominijanni, che ha totalmente ragione: la nazionalità, l'etnia, la religione, dei massacratori è SEMPRE solo casuale.
Ora però me lo dite se quel campo era un campo nomadi o un campo profughi-dalla-disperazione?
Oh non ho fatto che leggere in rete cavolate contro gli "zingari" con le solite nenie che rubano, rapiscono i bambini, non li mandano all'asilo, fanno accattonaggio (e pure i lavavetri) non si integrano ecc. ecc. e poi ... ci fanno persino vedere la foto del presidente della comunità zingari e rumeni in italia Argint Costiga, ritratto nel campo rom a Tor di Quinto.
E poi mi dicono che l'aggressore non è rom? ma allora perchè tutti a parlare di rom?
Insomma perchè stanno tutti nello stesso campo se non sono tutti rom?
Scusate ma al momento ho un po' di confusione nella testa :-(
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#22   06 Novembre 2007 - 20:46
 
georgia, guarda se può esserti utile questo intervento di Alexian Santino Spinelli:

Rom e romeni, attenti a non generalizzare

senza nome
utente anonimo

#23   06 Novembre 2007 - 20:55
 
commento al #18 (GdC)

grazie, Giorgio, per l'articolo della Dominijanni.

A me piace sottolineare la sua conclusione:

" Sarebbe stato bello, civile, democratico se a convocarla fossero stati uomini".

Anche se, paradossalmente, spero in una nuova *calata barbara* delle donne: l'*homo democraticus*, laddove esistesse anche come interfaccia del *politico* politically correct, è, decisamente e orgogliosamente, CONTRO LE DONNE!

Se il maschio non affronta la SUA *ombra*, fino in fondo, la donna continuerà a rappresentare ancora il suo *doppio negativo*...

senza nome (AAA, maschio posti-deologico insurgente e iperbolico cerca femminismo zapatista)
utente anonimo

#24   06 Novembre 2007 - 21:38
 
senza nome è proprio quello l'articolo che mi ha messo in confusione :-), è appunto l'articolo linkato da femminismo a sud
geo
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#25   06 Novembre 2007 - 22:29
 
georgia,
a me è parso di capire che il campo non era un campo nomadi ma un accampamento dei tanti che nel corso del tempo sono sorti lungo il tevere affollati di stranieri clandestini di diverse nazionalità, comprese i rumeni.
L'aggressore invece è è rumeno e rom. Ecco perchè si parla tanto sia degli uni che degli altri.

maria
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#26   07 Novembre 2007 - 00:08
 
si anch'io pensavo che l'aggressore fosse rumeno e rom, ma nell'articololinkato sia da femminismo a sud che da senza nome, Alexian Santino Spinelli scrive:

Dopo il terribile fatto di cronaca avvenuto a Roma, molti giornali hanno parlato di un rom fermato per l'aggressione, di una romnì che ha denunciato il fatto e di un campo rom. A quanto pare, invece, si tratta di cittadini rumeni, e non di rom. Lo dico non per fare differenze, ma per ribadire anche in questa occasione chi sono i rom, la loro storia e la loro cultura. Troppo spazio si dà alla cronaca e nulla agli eventi culturali che pur esistono ma non sono divulgati

Insomma Spinelli sembra che affermi con sicurezza che NON era affatto rom ... ecco perchè dicevo che non capivo più nulla e ... naturalmente continuo a non capir nulla
geo
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#27   07 Novembre 2007 - 11:34
 
leggo solo ora il gentile commento al mio post del sig gdc o una bizzarro acronimo del genere. In nome delle mie mai dimenticate origini avrei preferito che l'acronimo si fosse espresso in maniera diversa: cioè avrebbe potuto scrivere: "gesseki o un nome "del belino" del genere, (naturalmnte le due s scritte come ss di Cossiga sui muri degli anni settanta)". Accidenti, esprimendosi così mi è sembrato intenzionato ad offendermi.
Il livello dell'argomentazione, cioè l'impiego gratuito dell'insulto, e il rifiuto della discussione è una conferma in piú, per me di quello che penso della Rossanda e della sua scuola che è una sotto varietá dello stalinismo nota come "piccismo italiano" e declinata nella variante ulteriormente degenerata dell'ingraismo.
La Rossanda, tra l'altro si è esposta nella difesa del tardo maoismo e della banda dei quattro, chi conosce solo un po' la Cina e i cinesi non può perdonare l'apologia di tanto sinistro orrore, di tanto dolore, di tanto sangue versato, di tanta tradizione culturale annientata. La faciloneria con cui si perdona questo tipo di cinismo intelletuale è sottilmente razzista, i massacri nei villaggi, le torture la distruzione di un immenso patrimonio artistico e culturale non hanno lo stesso valore che avrebbero qui, in fondo si trattava solo di cinesi. QUalche anno fa, tra tante altre cose, la Rossanda si è distinta nell'elogio di Cofferate come la Guida di una rinnovata sinistra classicamente socialdemocratica. Poi si è visto come è andata a finire.
Credo che l'autocritica, non quella maoista!!! ma quella che sorge dalla coscienza dei propri umanissimi errori e dalla coscienza della natura contingente delle proprie opinioni sarebbe un esercizio utile, nell'oziosa (in senso latino) vecchiaia (in senso ciceroniano) della Rossanda.
Con commiserazione
genseki cu le in nomme du belin
utente anonimo

#28   09 Novembre 2007 - 10:32
 
"C'è un'emergenza di cui occuparsi e preoccuparsi? Sì, c'è e non è quella rumena. Si chiama violenza sulle donne, e non ha né colore né passaporto, è transculturale e globale, e gode, a destra e a manca, di rimozioni e connivenze transculturali e globali..."

A me non sembra, la trasmissione porta a porta è stata ottima, il gironalista del messaggero che tentava di portare il discorso sui rumeni e sugli immigrati non vi è riuscito, questa volta la buongiorno è perfettamente digeribile, e l'iniziativa con la Huntzinker è molto importante molto più importante di certi slogan "nessun femminismo senza anti-imperialismo". Vale anche il contrario? Nel qual caso ce ne sarebbero dei movimenti anti-imperialisti da scartare...
N.
utente anonimo

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