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"strano pregiudizio che valorizza ciecamente la profondità a scapito della superficie, pretendendo che superficiale, significhi non già di vaste dimensioni, , bensì di poca profondità, mentre profondo significa di grande profondità e non di superficie ristretta"
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Rom
ne parlano le donne

Quello che è successo è terribile, preferisco non fare alcun commento, Mi limito a postarvi alcune cose scritte da donne, sui giornali e in rete (georgia)
- Rosetta Loy, Xenofobia. Gli italiani e le tre erre, l’Unità, 4 novembre 2007 (che vi riporto, più sotto, per intero perchè manca un link a cui rimandare).
- Helena Janeczek, Emilia, su NazioneIndiana e vi consiglio di scorrere anche la discussione che ne è nata con interventi del Circolo Pasolini di Pavia e di leggervi Tiziano Scarpa su Il primo amore.
- Barbara Spinelli, L'Europa e il tabù dei Rom, La Stampa, 4 novembre 2007
- Rossana Rossanda boccia il decreto: Sciagurato, roba da fascisti, in La repubblica, 3 novembre 2007 (l'articolo di Alessandra Longo ve lo riporto per intero.
- controviolenzadonne.org, Comunicato stampa, 1 novembre 2007.
- Femminismo a sud, E' stupro di stato: Le donne italiane possono essere massacrate solo da italiani!, 1 novembre 2007. Dal blog femminismo a sud leggete anche, Raid punitivi fascisti e le donne di "proprietà" della nazione, del 4 novembre
Xenofobia. Gli italiani e le tre erre
di Rosetta Loy
Razzismo Rom Rumeni. Tre erre che sintetizzano il nero avvoltoio che agita in queste notti il sonno degli italiani. La peggiore, lo dico subito, mi sembra la prima che vede nel diverso, nello zingaro (come suona stranamente antiquata questa parola) il nemico numero uno, più pericoloso del camorrista o del mafioso che «incapretta» la sua vittima o la dissolve in una colata di cemento. E subito dopo, quasi per derivazione genetica, individua nel «rumeno» il suo equivalente. Forse in questi anni ci siamo perduti troppo appresso al nostro particolare, alle lotte intestine della politica nazionale, alle correnti, agli scandali, sempre più lontana e remota la nostra cattiva coscienza nei confronti del «diverso». Abbiamo dimenticato il nostro girare la testa dall’altra parte quando i «cittadini di razza ebraica» furono cacciati dalle scuole e dagli uffici (pubblici e non solo); e nel ’46 (o forse era il ’47, non ricordo) sotto l’etichetta di «italiani brava gente», ci siamo riabilitati tutti in blocco con una vasta amnistia.
Dimenticando non solo la generale indifferenza con cui erano state accettate le orrende leggi razziali (e i profittatori che si erano arricchiti alle spalle degli «untermenschen») ma anche dell’indiscriminato massacro della popolazione locale durante la «gloriosa» conquista dell’Etiopia dove i somali e gli eritrei venivano raffigurati con gli anelli al naso e il gonnellino di paglia.
Nessun esame di coscienza, nessuna educazione scolastica. Persino i ragazzi che oggi sono all’Università, salvo pochi, sanno quale è stato il comportamento dei loro nonni nei confronti del «diverso» (ma anche del «simile» perché gli ebrei erano italiani a tutti gli effetti, e gli ebrei del Portico d’Ottavia più italiani dei piemontesi o dei calabresi perché vivevano già a Roma al tempo di Augusto). Si è preferito «dimenticare» e «guardare al futuro», senza capire che senza una coscienza della Storia alle nostre spalle anche il futuro finisce per traballare.
La morte di Giovanna Reggiani in quella stradina oscura di una «toppa» di periferia in pieno degrado, è un dolore collettivo forte, una violenza che colpisce tutti noi, e mi è sembrata straordinaria, e vorrei qui sottolinearla, la reazione della famiglia che ha subito detto che non andavano criminalizzati i cittadini rumeni. Anche se stranamente questa reazione così profondamente civile è stata scarsamente recepita, come se dovesse venire subito travolta dall’indignazione collettiva.
Mostruoso mi è apparso al contrario il raid dell’altra sera fuori il supermercato di Tor Bella Monaca. Organizzato in gruppo con un apparato da Klu Klux Klan: dieci ragazzi muniti di passamontagna e bastoni contro quattro uomini inermi con le mani occupate dalle borse della spesa, spesa acquistata con i soldi sudati su un lavoro di sicuro sottopagato. Perché se i «rumeni» vivono in baracche di lamiera e cartone non è per amore del degrado (avete mai provato a lasciare una sedia rotta e un tavolino traballante accanto a cassonetti della nettezza urbana in periferia? E controllato in quanto breve tempo spariscono?) ma perché devono sottostare all’arbitrio di datori di lavoro di scarso scrupolo e granitica sicurezza di impunità. Io li vedo, i «rumeni» ogni mattina sotto il cavalcavia dell’Olimpica a Tor di Quinto in attesa che qualcuno li ingaggi; e delle volte sono ancora lì ad aspettare a mezzogiorno, le mani in tasca. Allora chi è più colpevole, l’italiano «brava gente» o il rumeno fatto sgomberare in quattro e quattrotto con le sue sedie e il materasso recuperato fra i rifiuti, costretto a mimetizzarsi in baracche indegne di un paese civile lungo le sponde di un fiume ingombro di immondizia?
Senza dimenticare che a chiamare aiuto perché venissero in soccorso della signora scaraventata nel breve dirupo a ridosso di quella maledetta stradina, è stata una donna rumena. E con grande coraggio ha detto nome e cognome del colpevole
L'Unità, 4 novembre 2007
"Un delitto efferato, ma la polizia ha sbaraccato casette miserabili e cacciato gente innocente"
Rossanda boccia il decreto "Sciagurato, roba da fascisti"
"Mi chiedo se la responsabilità penale personale vale solo per gli italiani"
di Alessandra Longo
ROMA - «Una cosa sciagurata, una cosa da fascisti». Dalla Francia, dove ormai vive quasi stabilmente, Rossana Rossanda giura che la politica italiana non la coinvolge emozionalmente. Quando parla di quel che è accaduto in queste ore a Roma la sua voce però è indignata e i giudizi sono, di conseguenza, pesantissimi. C´è poco da aggiungere, dice, sull´efferatezza di cui è rimasta vittima Giovanna Reggiani, molto invece su «come ha reagito il governo», sull´accelerazione impressa alle risposte di polizia. Rossanda è tranchant: «Comportamento schifoso. Non ho parole. Sento che le forze dell´ordine si sono presentate in quegli accampamenti, tra quelle casette miserabili, per sbaraccare tutto e mandare via gente innocente che non aveva fatto nulla. Ecco: questi sono gesti di stampo fascista, senza alcuna giustificazione, mai vista una cosa del genere. Se fossi in Italia farei una denuncia alla Procura».
Con più forza, più nettezza, un po´ per tratti caratteriali, un po´ forse perché affrancata oggettivamente dalla fisicità del dibattito, Rossanda tuttavia non fa che confermare il disagio della sinistra cui appartiene. Disagio sintetizzato dal titolo di «Liberazione», uscito in prima pagina nell´edizione di giovedì scorso («Domanda proibita alla sinistra: perché restiamo in questo governo?»), disagio da cogliere nelle parole della senatrice Rina Gagliardi sul «Corriere» quando ammette che «avevamo promesso un´altra stagione e non ci siamo riusciti». Disagio, ancora, poco filtrato, di Fausto Bertinotti, ormai convinto che il governo è «malato» e vada avanti a «brodini». I Pacs, il welfare, la commissione del G8, bloccata da alleati di coalizione, e adesso questa faccenda della sicurezza. Anche ieri, a sinistra, segni di sbandamento. Dubbi sulla «costituzionalità» di certi provvedimenti affidati ai prefetti, accuse di «razzismo» a Veltroni, reo di aver lanciato l´allarme Romania.
Rossanda non ha bisogno, né desidera, immergersi nel teatrino desolante dei botta e risposta. Tempo fa, anzi, un suo editoriale sul "manifesto" ("Note Antipatiche") era andato decisamente controcorrente. Scriveva: «Smettiamola, noi sinistre, "manifesto" incluso, di essere sorpresi e amareggiati per le misure prese dal governo di centrosinistra. Un conto è cercare di modificare le scelte, un altro è cadere dalle nuvole». No, non si poteva «pensare che sarebbe andata molto diversamente», almeno vista dal versante della sinistra cosiddetta radicale. Dalla data di quel commento, il 12 ottobre scorso, a oggi, sono successe altre cose. Rossanda è colpita, ancora incredula, dal comportamento del governo sul delitto di Tor di Quinto: «C´è stato un omicidio, un fatto occasionale. Una donna è stata uccisa da un cittadino romeno. Mi chiedo se la responsabilità penale è personale o no. Oppure questo vale solo per gli italiani? Mi chiedo il perché di quei rastrellamenti, gli zingari come gli ebrei. Mi chiedo cosa c´entrano le donne e i bambini che vivono lì, in quelle condizioni, come bestie. Veltroni, da sindaco, trovi loro una sistemazione.». Rossanda, c´è nel Paese, a Roma, una percezione di insicurezza, un allarme sociale. «No, non condivido questa lettura. Il tema della sicurezza non è il tema principale nell´agenda italiana. Ci sono più donne ammazzate dai mariti che dagli immigrati. Un Paese non può vivere così, tra una paura e l´altra. Perché un Paese che vive così è un Paese nevrotico. E allora si deve far curare».
La repubblica 3 novembre 2007leggibile su dsmilano.
