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"strano pregiudizio che valorizza ciecamente la profondità a scapito della superficie, pretendendo che superficiale, significhi non già di vaste dimensioni, , bensì di poca profondità, mentre profondo significa di grande profondità e non di superficie ristretta"
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Vi posto un bel pezzo di Marco Rovelli, su Nazione Indiana, da leggere con attenzione e vi posto anche il mio commento appena lasciato in risposta a Valter Binaghi che aveva scritto:
Aborto
Marco Rovelli
e una riflessione di georgia

رحم| (rahm) = utero
رحمة| (rahma) =pietà
Valter
L’utero è mio e lo gestisco io
e per far questo nego che contenga un io
Marco, spiegami un po’ questo con o senza i sofismi di Agamben.
Cioè, la domanda è: chi esercita il potere e su chi?
georgia
Il problema caro valter non è così semplice :-)
Non si tratta di potere, ma di responsabilità, una delle responsabilità più importanti dell'essere umano, la vita. E' stata scelta la donna, uno dei due generi doveva avere la responsabiltà più grande, almeno nella gestazione ed è capitato alla donna, se si è credenti si pensa ad un disegno divino, se non lo si è alla casualità, priva di errori, della natura.
Comunque fatto sta che la grande responsabilità nei primi mesi è stata affidata al corpo della donna, ed è giusto che sia lei a decidere (perchè la funzione comporta sempre autodeterminazione), che poi la cosa venga cristallizzata politicamente con uno slogan o con un altro, ha poca importanza.
Il fatto è che la donna nega (certo che lo nega) che l'utero contenga un io, infatti contiene qualcosa di molto più importante e complesso, contiene un noi, un ionoi, una simbiosi vitale fra un io e un altro io. Chi non è attrezzato per sperimentarlo non può neppure capirlo, se non a prezzo di tanta fatica intellettuale.
La gravidanza (insieme forse alle esperienze mistiche e a certi momenti di amore intenso fra le persone che ti fa uscire per qualche momento da te stesso diventando l'altro), è l'unica possibilità che ha l'umanità per sperimentare l'esistenza reale, pragmatica, dell'altro, di uscire da se stesso e di trasumanarsi in un altro.
Se non si capisce questo è chiaro che si vedrà l'utero della donna come un potere quasi illegittimo da espropriare e tenere sotto controllo con la costruzione delle grandi istitituzioni come chiesa, patria, popolo, stato e soprattutto famiglia. ma queste sono costruzioni maschili e non femminili. La donna è da sempre vista, dal potere (che almeno nella nostra storia è sempre stato maschile), come un elemento disgregatore, così è vista soprattutto all'interno della chiesa (di tutte le chiese di ogni tipo), e, se non è controllata, è vista come una perenne disobbediente, e lo è, se non lo fosse (e a volte, troppo spesso, non lo è stata per pietà/amore verso il compagno) perderebbe del tutto il potere enorme che ha, che è quello di poter scegliere, se lo vuole, il momento adatto per progettare la vita e di portarla avanti per mesi. Nella lingua ebraica e araba utero vuol dire pietà, cioè amare col cuore, che nella società greca diventerà amore vivo.
Un episodio in in cui la Maddalena afferma di essere amata da Gesù perchè ha l'utero è stato naturalmente confinato e oscurato fra i vangeli apocrifi ;-)
georgia
di Marco Rovelli
Al tempo del referendum sulla procreazione assistita, Enzo Mazzi scrisse un bell’articolo sulla dialettica insuperabile tra etica e potere. Mostrando, insieme, come nel corpo della chiesa vi fossero differenze che l’unanimismo mediatico in mortem wojtyla tendeva a occultare. Ne risultava che, sui referendum a venire sulla procreazione assistita, era palese come non fosse scritto da nessuna parte che un cattolico era tenuto a votare in quel certo modo (che era poi, furbescamente, il non voto).
Mazzi affrontava la questione, decisiva, del rapporto tra potere e etica in modo (paradossale, per un prete) foucaultiano: rappresentandola attraverso le figure di Creonte e Antigone. Una messa in figura estremamente fertile, che vale tutt’oggi, quando ci dobbiamo apprestare ad affrontare una battaglia decisiva, quella per la difesa della 194. Ciò che, ovviamente, Ratzinger/Creonte non può accettare, laddove egli non può far altro che tentare di imporre con forza il diritto (la forza del diritto, il diritto della forza) sopra il corpo fluido di Antigone.
La battaglia è decisiva, perchè la questione dell’aborto non è semplicemente una questione di diritti civili, di laicità, e quant’altro. E’ una questione che riguarda la natura stessa del potere, e del suo stabilimento. Antigone – l’etica, insomma - non è che l’indefinizione che oltrepassa ogni stabilimento del potere. Essa è il fuori-legge – ma un fuori che è definito, recintato, conchiuso, dal potere. Antigone è la forma fluens che il potere, come lo sguardo di Medusa, vuole fissare – la chora – la materia informe – su cui il potere si esercita. Esercitandosi, il potere produce verità: verità che potrebbe essere raffigurata come i solchi prodotti dal potere sulla materia. (Ma la materia resiste. E reagisce).
Il potere produce verità – e la produce sul corpo di Antigone. E Antigone è una donna.Questo conflitto tra potere/verità e corpo/amore, questo irriducibile attrito - ma anche, per allargare la famiglia, tra Ragione e Violenza, nei termini hegeliani di E. Weil (e di Bataille), o di Sacro e Violenza, in quelli di Girard - è la sfuggente, dileguante, inafferrabile sostanza ontologica dell’animale umano: e forse, la differenza specifica del suo genere.
E’ a mio parere necessario avere chiara la portata dello scontro che si sta giocando oggi. Se è vero che la questione dell’aborto è una questione che riguarda la natura stessa del potere, e del suo stabilimento, allora il tentativo dei clericali insieme agli atei devoti è il culmine di un’offensiva che negli ultimi trent’anni ha segnato l’arretramento dei diritti conquistati nel secolo ancora precedente. Il potere che definisce il vero, stavolta, vuole far presa dentro il corpo di Antigone, rastrellare ogni residuo di resistenza, imprimere il suo marchio su ogni resto. Per questo, oggi ancor più di due anni fa, è necessario produrre resistenza. La resistenza del corpo di Antigone alla Parola di Creonte.
nazione indiana
