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"strano pregiudizio che valorizza ciecamente la profondità a scapito della superficie, pretendendo che superficiale, significhi non già di vaste dimensioni, , bensì di poca profondità, mentre profondo significa di grande profondità e non di superficie ristretta"
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Dunya al-Amal Isma’il
palestinese

Dunya al-Amal Isma’il nasce a Gaza nel 1971. Si diploma alla Libera Università di Gerusalemme in Giornalismo e Comunicazione; poi in Lingua Araba all’Università del Cairo. Dal 1994 vive a Gaza: la sua opera d’esordio “A Gaza ho visto” (1995), racconta il suo ritorno alla città natale dopo ventitrè anni di esilio. Scrive per numerosi quotidiani e riviste, anche estere. Ha scritto anche narrativa per l’infanzia: E’ membro dell’Unione Generale degli Scrittori e dei Giornalisti Palestinesi, dell’Associazione Generale Palestinese per la Donna e della Lega dei Giornalisti Arabi. Dal 2000 si occupa di questioni femminili e comunicazione.
Opere:
Ra’aytu fi Gaza (A Gaza ho visto), Dar al-Nahr, Cairo 1995
Kullu ‘ala wahida (Tutto da sola), Dar al-Fursan, Cairo 1996
Ranin al-‘uzla (Il suono della solitudine), Wizarat, al-Thaqafa, Gaza, 1999
(da In un mondo senza cielo pp. 285-286)
Dunya al-Amal Isma’il appartiene ad una nuova fase della letteratura palestinese dei territori, una fase che elabora tendenze intimistiche anche come fuga dalla situazione diventata impossibile. Scrive Francesca Maria Corrao nella sua introduzione:
Emerge nella poetessa il bisogno di una nuova fase di riflessione profonda; nei suoi versi si coglie la consapevolezza che è necessario ritrovare in se stessi la forza per ricominciare:
Qualcosa di concreto resiste: ostinati contro la cattiveria del tempo e contro ogni evidenza gli intellettuali sfidano la sorte e continuano a sperare e a battersi per prospettare orizzonti migliori. Fioriscono numerose attività mirate a creare prospettive alternative ai giovani, dalla promozione di centri di studio e ricerche a riviste letterarie ma anche attività cinematografiche. Un esempio importante in questo senso è stato quello di Tawfiq Zayyad, che ha sempre operato a favore della coesistenza pacifica sia nell’attività lavorativa e politica che nella poesia: A continuare la sua opera ci son poeti come Faysal Qarqati (1954), Husayn al-Barghuthi (1954), Muhammad Hilmi al Risha (1958) e Nida Khuri (1959)*, solo per citare alcuni dei tanti che, con la loro immaginazione, creano nuove opportunità, favorendo la valorizzazione dei beni culturali. Più in generale si battono per rinnovare la fiducia e la speranza in una situazione difficile. La loro encomiabile opera si rivolge ostinatamente al cuore dell’essere umano per rinnovare una visione positiva della vita, nell’auspicio che questa alla fine prevalga.
*Tra le numerose riviste si ricordano Filastin al thawra (Palestina rivoluzionaria), diretta da Qarqati e Ugarit diretta da al-Barghuthi.
Muhammad Hilmi al Risha è responsabile editoriale di collane letterarie preso l’Istituto Palestina di Guida nazionale è anche redattore capo delle riviste di poesia Shu’ara’ (Poeti) e Aqwas (Archi). Nida Khuri collabora con diverse associazioni pacifiste e promuove attività culturali con intellettuali israeliani.
Zayyad infine ha ricoperto diversi incarichi nell’amministrazione civica ed è stato eletto nel parlamento israeliano.
da F. M. Corrao, La poesia palestinese, in In un mondo senza cielo, pp. 48 49
Preghiera (Raga)
Lasciami un po’d’anima
perché tu sappia quante volte
mi hai ucciso,
e quante volte,
mi hai acceso nel cuore il canto.
Traduzione di F. De Luca in In un mondo senza cielo, p. 259, da Shu’ara’ Filastin fi nisf qarn. 1950-2000, p. 152,
Non è finita (Laysa niha ‘iyyan)
1
Quando alzi gli occhi e mi guardi
una voce di dolore soffoca nell’anima
e continuo a morire
sfioriscono le rose splendide un tempo
e sento tra noi solo imbarazzo.
2
Sale tra noi il sonno delle parole:
L’antica passione è ormai un segreto dolore:
Il tremare dell’anima, quando ci incontriamo – già allora -
racconta la nostra sventura.
Forse la vita ha dubitato del nostro amore,
e con esso ci ha consumati.
3
Dimentico di me trascorri i tuoi giorni tra noi,
fremi di gioia, di dolore – a volte -
e poi cadi nei vuoti della distrazione:
Io coltivo un silenzio che tu mi hai insegnato
e vado verso la solitudine
il mio porto
4
Brutale questo inverno, che avanza
incostante nella sua disubbidienza:
Quando il rigore abbandona i nervi
ci prende la nostalgia di un mattino di mare,
vive nella memoria del racconto;
da lì prendiamo ciò che aiuta i nostri cuori ad amare.
5
Te ne vai, spaventato dalla fine della nostra storia,
nascondendo la sconfitta
e uno sgomento che fa onore.
Con ogni donna che hai amato
è finita nella mnotonia
senza speranza di uscita
e vi siete detti – in una calma terribile -
che la strada non è sempre bella.
Traduzione di F. De Luca in In un mondo senza cielo, p. 253, 255, da Shu’ara’ Filastin fi nisf qarn. 1950-2000, p. 145.
