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Utente: georgiamada
"strano pregiudizio che valorizza ciecamente la profondità a scapito della superficie, pretendendo che superficiale, significhi non già di vaste dimensioni, , bensì di poca profondità, mentre profondo significa di grande profondità e non di superficie ristretta"

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domenica, 09 marzo 2008


Ghassan Kanafani
Palestinese
kanafani


Continuo con i miei post dedicati alla letteratura palestinese, in nome di un virtuale stand della controfiera.
La letteratura moderna palestinese, con qualche inevitabile forzatura, può essere divisa, grosso modo, in base a tre categorie.

1) Tempo
- Nahdah, la rinascita culturale di tutto il Levante arabo, che iniziò nell'ottocento in Egitto e nella zona della Siria e del Libano e che coinvolse anche la zona della Palestina.
Per la letteratura palestinese si intende il periodo precedente al 1948.
- Nakba catastrofe, che coincide con il 1948 e la nascita dello stato d’Israele.
- Naksha ricaduta, che coincide con la guerra del 1967 e che vedrà la nascita della cosiddetta Letteratura della resistenza (adab al-muqawamah).
- Intifada che coincide con la prima Intifada dicembre 1987 (la seconda Intifida è del settembre 2000).
- E poi l’epoca odierna, che io chiamerei della delusione cosmica, caratterizzata da un ritorno all’intimismo e al simbolismo, e soprattutto da un linguaggio e da una metrica, scarna e ridotta all'essenziale.

2) Luogo,
dove vivono e operano i palestinesi che scrivono
- Palestinesi in Israele.
- Palestinesi della diaspora nel mondo.
- Palestinesi nei territori occupati.
- Palestinesi della diaspora che tornano a Rallmah dopo gli accordi di Oslo (1993) Molti letterati vi tornano chiamati per contribuire allo sviluppo culturale di quello che sembrava dovesse essere il Nuovo Stato della Palestina.
Fra quelli che sono tornati, da tutto il mondo, e si sono stabiliti a Ramallah anche Mahmud Darwish, Sahar Khalifah, Suad Amiry e molti altri.

3) Lingua

Palestinesi bilingue (che scrivono sia in arabo che in ebraico, e che traducono nell’altra lingua anche se stessi)
- Che scrivono solo in arabo

- Che scrivono solo in ebraico
- Che lavorano sulla lingua sperimentalmente ed usano (recuperandolo) anche il dialetto parlato palestinese.

kanafani alla macchina da scrivereOggi voglio ricordare un grande palestinese della diaspora Ghassan Kanafani, uno degli scrittori palestinesi più interessanti.
Veramente erano altri gli scrittori di cui volevo parlare, ma … poi ….
Insomma parlo di Kanafani per svariati motivi, prima di tutto perché era veramente bello:-) ... e poi perchè mi è tornato in mente in questi giorni ... in questi giorni in cui si festeggeranno i 60  anni dal 1948 e pochi si ricordano che Kanafani non solo fu boicottato, essendo palestinese, ma fu fatto saltare in aria: aveva 36 anni e "quanto avrebbe potuto ancora dare alle lettere, se la vita gli fosse durata" come scrive Francesco Gabrieli nell'introduzione a un suo libro. Ma forse soprattutto mi è tornato in mente perché uno dei suoi romanzi più famosi,
Uomini sotto il sole, parla di tre emigranti palestinesi, diretti in Kuwait, che muoiono sotto il sole del deserto, all’interno dell’autocisterna di un autotreno. E’ un episodio purtroppo frequente, nella storia dell’emigrazione araba, ma non solo, e che spesso è venuto sulle pagine dei giornali, ma credo che solo Kanafani ne abbia scritto facendone un capolavoro letterario e nello stesso tempo innalzandolo a simbolo della condizione dei palestinesi, ingannati da tutti, aiutati da pochi e talmente consapevoli di questo da non chiedere neppure più aiuto, morendo in silenzio.
Dal libro, nel 1972, è stato tratto anche un film Gli ingannati del regista Tawfiq Salih.

Ghassan Kanafani è nato ad Acre nel 1936, quando la Palestina era sotto il mandato Britannico, ed è morto a Beirut l’8 luglio 1972 in una delle tante esecuzioni mirate ad opera del Mossad. In quel periodo simili esecuzioni erano all’ordine del giorno ed erano soprattutto dirette proprio contro gli intellettuali palestinesi più famosi. Fu un vero e proprio intelletualicidio programmato. Kanafani lo fecero esplodere nella sua macchina insieme ad una nipote adolescente che stava accompagnando a scuola. Potete leggere lo scritto, del 2002, di Diego Brasioli,
Un uomo sotto il sole, che ricorda il giorno della morte dello scrittore, con la testimonianza della moglie di Ghassan, Anni (ve lo posto anche qui sotto, alla fine del post su Kanafani).
All'epoca della sua morte era portavoce del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina.
Nel 1948 la famiglia Kanafani lascia la Palestina, l’esodo sarà raccontato nel bellissimo racconto La terra delle arance tristi, un brano può essere letto
QUI.
La famiglia Kanafani si rifugia in un primo tempo in Libano, per stabilirsi poi a Damasco dove Ghassan completerà gli studi e lavorerà poi in una scuola dell’UNRWA, insegnando ai bambini palestinesi dei campi profughi.
Nel 1956 si reca in Kuwait.
Nel 1960 ritorna a Beirut dove prenderà contatto con i militanti della resistenza palestinese e conoscerà George Habash, fondatore del Fronte popolare per la liberazione della Palestina, che nel 1969 gli affiderà la direzione del giornale
al Hadaf.
Nel 1961, a Beirut, conosce il giovane vignettista, alle prime armi, Naji al Ali, che diventerà poi il geniale inventore del bambino che ci volta le spalle e che ha la stessa età che aveva l’autore (dieci anni) quando è stato costretto ad abbandonare la Palestina, bambino che diventerà il simbolo di tutti i palestinesi, e poi di tutti i popoli oppressi. (Il bambino Handala nascerà in Kuwait, il 13 luglio 1969, sulla rivista al Siyasah).
Sarà proprio in seguito all’incontro con Kanafani che Naji deciderà che il suo strumento di lotta sarebbe stato la matita con cui dare forma a disegni che avrebbero potuto parlare al popolo palestinese più di tante parole, e che avrebbero potuto circolare liberamente fra tutti i palestinesi, anche analfabeti: “Compresi che il mio lavoro era parlare a questa gente, alla mia gente dei campi dei rifugiati, alla gente in Egitto, in Algeria... insomma, a tutti quegli arabi che avevano poche possibilità di esprimere il loro punto di vista. Compresi che il mio lavoro era di incitarli. Secondo me, la funzione del vignettista politico è offrire una nuova visione. È, in un certo senso, un missionario. Ed è un poco più difficile censurare un disegno che un articolo" (Da "From Lebanon to Kuwait, the Cartoonist Has So Far Survived Attempts to Stop His Work", intervista pubblicata in Index on Censorship nel 1984). 
Ghassan Kanafani, che era appassionato anche di pittura e di tutta l’arte in generale, fu subito entusiasta dei suoi disegni, e gli offrì l'opportunità di pubblicare i suoi lavori nel quotidiano al-Hurriyyh (la libertà), dove, nel numero del 25 settembre 1961 usciranno i primi disegni accompagnati da un articolo dello stesso Kanafani: Lui aspetta che noi andiamo, in cui spiega la forza simbolica e la durezza politica delle sue vignette.
Tra Naji al-Ali e Ghassan Kanafani ci sono molti punti in comune, anche biografici, e rimandi letterari e politici. Purtroppo hanno avuto in comune anche la morte violenta, anche Naji verrà assassinato, a Londra nl 1987, da un sicario rimasto misterioso.
Tutti e due fanno parte di quel tipo di intellettuale costretto, dagli eventi storici, ad occuparsi soprattutto di politica. Per i poeti e scrittori palestinesi la politica sarà sempre una necessità che, anche se invasiva, diventerà l’anima e la forza della loro produzione artistica. Ha scritto Darwish: «In situazione d'urgenza e di calamità umana, lo scrittore si mette alla ricerca di un ruolo morale da svolgere in altre forme di azione pubblica, un ruolo che rafforza la sua integrità letteraria».
In una vignetta di Naji si vedono due che si giocano il destino della Palestina durante una partita di scacchi, e il racconto di Kanafani Solo dieci metri, affronta lo stessa metafora durante una partita di carte a tawlah.
Naji al-Ali disegnarà la copertina del primo romanzo di Kanafani, rimasto incompiuto, Lo schiavo, e ne illustrerà ogni capitolo.
Kanafani parlerà per primo di Letteratura della resistenza (adab al-muqawamah), per designare l'attività letteraria di autori che esprimono nei loro scritti l'impegno politico e il coinvolgimento diretto nelle vicende del popolo palestinese e nel 1967 scrive il saggio La letteratura della resistenza nella Palestina occupata, in cui sottolineava appunto la caratteristica politica e letteraria de grandi poeti a lui contemporanei.
Kanafani è considerato dalla critica araba, e dagli specialisti occidentali, uno dei massimi scrittori arabi.
Ma Kanafani non si occupò solo di politica e non scrisse solo racconti impegnati, fece anche satira sotto lo pseudonimo di Faris Faris,  scrisse articoli, testi satirici, recensioni e stroncature, e con lo stesso pseudonimo fondò anche una emittente radiofonica da dove parlava di tutto, di cose scientifiche e letterarie, di cose politiche ed ideologiche, il tutto senza doversi mai autocensurare, come avrebbe dovuto fare con il suo vero nome, visto che era pur sempre un rappresentante del FPLP.
Ridere anche di se stessi e delle proprie sconfitte era, per Kanafani, indispensabile per ogni popolo e la satira quindi era importantissima per i palestinesi e veniva così a caricarsi anche di una forte valenza politica e pedagogica, anche se era una delle tecniche di scrittura più difficili e sofisticate e anche se procurava numerosi nemici. Questo mantenere nascosta la sua vera identità procurò a Kanafani un grandissimo piacere. Questa sua attività verrà raccolta postuma e pubblicata nel 1997 a Beirut, con una introduzione del critico Muhammad Dakrub.
Quasi tutte le informazioni che vi ho riportato le ho prese dal libro di Isabella Camera d’Afflitto,
Cento anni di cultura palestinese, Carocci, 2007. Una recensione di Geraldina Colotti, Alla Rinascita araba seguì la Catastrofe. E fu poi la Ricaduta, la trovate sul Le monde diplomatique del dicembre 2007.

Le opere di Ghassan Kanafani tradotte in italiano sono
-
Ritorno a Haifa (‘A’id ila Hayfa del 1967), Edizioni Lavoro Roma, 2003 (I°ed.1991)
Era già uscito con il titolo
Ritorno ad Haifa-La madre di Saad (Umm Sa‘d), due romanzi brevi, Ripostes, Roma-Salerno (1985). E’ un libro bellissimo e toccante dove si parla delle due diaspore (ebraica e palestinese) che si incontrano e dialogano accomunati dalla stessa tragedia, dalla stessa casa e dallo stesso figlio.
-
Uomini sotto il sole (Rigiàl fi’l-shams è del 1963), I. ed. in Palestina Tre racconti, Ripostes, Roma.Salerno,1984 e poi Sellerio, Palermo, 1991 e 2003.
- I due racconti La terra delle arance tristi (è del 1962) e Solo dieci metri, possono essere letti in Isabella Camera d’Afflitto (a cura di), Narratori arabi del Novecento (2 voll), Bompiani, Milano, 1994, vol II
-
Se tu fossi un cavallo, Jouvence, Roma, 1993.
- Kanafani Ghassan - Habibi Emil - Bsisu Muin,
Palestina dimensione teatro, cura di Ferial Barresi, Ripostes 1985, c’è il pezzo teatrale La porta
-
Ponte per l’eternità, Cicorivolta Editore, Villafranca Lunigiana, 2006. 
-
Il cappello e il profeta, Cicorivolta Editore & Imprint Villafranca Lunigiana, 2007.
- Tre racconti : Morte del letto numero 12; La scarpata; Un regalo per la festa, possono essere letti in  Wasim Dahmash
La terra più amata Voci della letteratura palestinese Edizione Manifestolibri, Roma, 2002, Curatore Wasim Dahmash, Tommaso di Francesco, Pino Blasone. pp. 97 e segg. In appendice, da p. 211 c’è il saggio di Pino Blasone La cultura palestinese e Ghassan Kanafani.
- Isabella Camera d’Afflitto,
Simbolo e realtà in Ghassan Kanafani, in Studi in memoria di Maria Nallino, “Oriente Moderno”, LXIV, 1984, pp. 33-40
Naturalmente Isabella Camera d’Afflitto è la traduttrice e la curatrice di moltissimi dei libri di Ghassan Kalifani.
- Riguardo all’epistolario amoroso di Kanafani, dato alle stampe postumo, a Beirut nel 1992, dalla scrittrice siriana
Ghadah al Samman, con cui aveva avuto una relazione, si veda quanto scritto da Isabella Camera d’Afflitto (in Cento anni di cultura palestinese, Carocci, 2007,) e la tesi di laurea non pubblicata (da lei citata)  di P. Barbato
, Lettere d’amore di Ghassan Kanafani a Ghada al Samman, Università degli studi di Napoli “l’Orientale”, a.a. 2002-2003.
- Altri libri
QUI

Ora vi posto lo scritto di Brasioli (georgia)
Un uomo sotto il sole
Diego Brasioli, che abbiamo già presentato su libriAlice.it come diplomatico di carriera e scrittore per passione (una sua intervista, è ancora visibile nella sezione Scrittori e Lettori), ci ha inviato direttamente dal Libano, dove vive e lavora, il ricordo intenso e struggente di Ghassan Kanafani, un protagonista della vita culturale del Medio Oriente, scomparso trent'anni orsono. "Il suo messaggio, di nobile e civile impegno a favore della convivenza, mi è di conforto", scrive Brasioli al termine dell'articolo. Lo sarà per tutti, dopo aver letto queste pagine. 

Il romanzo di una vita
Diego Brasioli

ghassan kanafani insieme alla figliaL'8 luglio del 1972 era una giornata di caldo umido ed appiccicoso, a Beirut.
Quel giorno lo scrittore e giornalista Ghassan Kanafani salí sulla macchina parcheggiata davanti a casa assieme a Lamis, la sua nipote appena sedicenne.
La moglie Anni era in casa, con il figlio di nove anni Fayez. La figlia di Ghassan, Layla, sette anni, era tranquillamente seduta sull'uscio. Quando lui mise in moto, l'automobile esplose, mandando in frantumi tutti i vetri della casa.
Anni corse in strada, e vide la carcassa dell'auto. Cosí questa donna discreta e cortese ci racconta, con ancora un groppo in gola, quel momento:
"Trovammo il corpo di Lamis scaraventato qualche metro più in lá, ma sulle prime non scorsi Ghassan. Lo chiamai, poi vidi la sua gamba sinistra. Rimasi paralizzata, mentre Fayez urlava battendo la testa sul muro di casa e Layla piangeva, implorando il papà."
Cosí morí, a trentasei anni, Kanafani, vittima, secondo l'opinione corrente nel mondo arabo, di un attentato del Mossad per vendicare un attacco terroristico in Israele, attribuito al "Fronte Popolare di Liberazione della Palestina", di cui era portavoce.
Il muto corteo di migliaia di persone che sfiló l'indomani dietro la sua bara per le vie di Beirut piangeva in Ghassan Kanafani il più celebre e sensibile interprete della tragedia palestinese.

Se dovessi descriverla, questa tragedia, dovrei parlare della negazione di una vita normale per tanta gente, della spoliazione della terra, e della violenza. E se si volesse scrivere un romanzo che parli delle traversie del popolo palestinese, quale migliore vicenda che la stessa vita di Ghassan Kanafani? Una vera e propria metafora di questa dolorosa vicenda contemporanea, proprio a cominciare dalla sua più tenera infanzia. 

Un esilio permanente. 
Kanafani era nato ad Acri nell'aprile del 1936. Lo stesso mese, fu istituito l'Alto Comitato Arabo per contrastare la crescente immigrazione ebraica in Palestina, ancora sotto mandato britannico.
Ghassan era figlio di un affermato avvocato, e apparteneva ad una famiglia della buona borghesia araba.
Il giorno del suo dodicesimo compleanno, nel 1948, si compí, ad opera di bande armate ebraiche, il massacro di civili palestinesi nel villaggio di Deir Yassin: da quel giorno Ghassan si rifiutó di celebrare il suo genetliaco.
Pochi giorni dopo, la città di Jaffa, dove nel frattempo i Kanafani si erano trasferiti, cadeva, come Acri e il resto della Palestina mandataria assegnata dal Piano di spartizione dell'ONU allo Stato ebraico, nelle mani delle forze israeliane, e la famiglia scelse la via dell'esilio, dapprima sulle colline nel sud Libano, poi a Damasco.
La speranza era quella di poter tornare, quanto prima, in patria, ma la sua vita fu un esilio permanente.
Per Ghassan gli studi di letteratura andarono di pari passo con la passione per la pittura e il disegno, e contemporaneamente alla sua attivitá di insegnante elementare presso un campo di rifugiati palestinesi gestito dalle Nazioni Unite, crebbe, proprio confrontato alla realtá di questi bambini sfortunati, senza apparente futuro, il suo impegno politico.
Fu seguendo i corsi dell'Universitá di Damasco che entró in contatto con George Habash, leader del Movimento Nazionalista Arabo, impregnato di ideali socialisti, e successivamente fondatore del Movimento Popolare di Liberazione palestinese.
In questo contesto nacque la bella, accorata novella "La terra delle arance tristi": un rifugiato, fuggendo con la famiglia dalla sua Palestina di fronte all'avanzata dell'esercito israeliano, porta con se' delle arance; man mano che passano i giorni, le notizie dell'ampiezza della sconfitta militare araba si fanno drammatiche, e la consapevolezza che il ritorno in patria diventa sempre più problematico si fa strada nel protagonista assieme all'immagine delle sue arance, che avvizziscono senza rimedio. 

"Uomini sotto il sole" e "Ritorno a Haifa". 
Poco piú che ventenne, Kanafani si trasferí, come molti palestinesi, in Kuwait in cerca di una migliore sistemazione professionale. Questo secondo esilio, e il sopravvenire di una grave forma di diabete, acuirono nel giovane Ghassan il pessimismo e lo sconforto per la situazione palestinese.
É in questi anni che cominció a pubblicare una mole crescente di articoli e racconti, ispirati all'esempio della "letteratura impegnata" di Jean Paul Sartre.
Nel 1961, l'anno del suo matrimonio con l'insegnante danese Anni, la svolta della sua carriera: nasce il romanzo breve "Uomini sotto il sole", la toccante storia di tre emigranti clandestini che, chiusi dentro un'autocisterna che dovrebbe portarli in Kuwait, verso la ricchezza, vi muoiono soffocati durante una sosta nel deserto. Tre diseredati che, attratti dal miraggio del benessere, in realtà cercano un improbabile sostituto della patria e delle opportunità perdute, e pagano con la vita questo sogno impossibile.
Il romanzo divenne il più famoso nella letteratura araba contemporanea, e fece di Kanafani, ancora giovanissimo, il modello culturale di tutta una generazione. Il regista egiziano Tawfiq Saleh trasse dal libro un grande film, "Gli ingannati".
Un'altra disastrosa sconfitta araba, quella della guerra dei sei giorni nel 1967, gli ispirò il suo romanzo più bello e compiuto, "Ritorno a Haifa": la semplice storia di una coppia di palestinesi che, caduta con l'occupazione la frontiera tra Israele e Cisgiordania, si reca quasi in pellegrinaggio a rivedere la casa abbandonata catastroficamente nel 1948. In essa scopriranno i nuovi abitanti, una famiglia di ebrei polacchi scampati dall'Olocausto, e, a sorpresa, ritroveranno anche il figlio, perso nella confusione della fuga: amaro incontro, perché il ragazzo, cresciuto dalla nuova famiglia installatasi nella loro casa, é divenuto a tutti gli effetti israeliano, anzi é un fiero soldato dell'esercito con la stella di David, che rimprovera con acrimonia ai genitori naturali di averlo abbandonato.
"Ritorno a Haifa", nella sua brevità, é uno dei romanzi piú riusciti e commoventi del ventesimo secolo, per la serie di colpi di scena che si susseguono dolorosamente, per il saper tratteggiare con efficacia e sgomento il tema sempiterno dell'impotenza dell'Uomo di fronte alla violenza e all'ingiustizia, e per la profonda umanità che lo pervade, soprattutto quando, primo nella letteratura araba, Kanafani sviluppa in parallelo, con accenti di forte solidarietà, il dramma di due nemici che sono al tempo stesso, entrambi, vittime: l'arabo e l'ebreo. 

I bambini, prime vittime della violenza.
Anche in questo formidabile libro, come in tanti racconti di Kanafani, é un bambino la prima vittima innocente della guerra. E la morte della giovane Lamis, al fianco di Ghassan, chiude in modo straziante il romanzo della sua vita.
Oggigiorno, la Fondazione a lui intitolata, e guidata con dinamismo dalla moglie Anni, si occupa di assistere e formare, con approccio olistico e una grande enfasi sull'espressione artistica, i bambini dei campi rifugiati in Libano, cercando di dar loro, con la cultura e lo sviluppo delle loro doti creative, quella speranza che la politica ha finora negato.
Quando vedo alla televisione, sempre più di frequente, le strazianti morti di bambini nella Terra Promessa, innocenti vite, ebree e arabe, falciate da agguati, bombe e ritorsioni, mi viene voglia di rileggere le intense opere di Ghassan Kanafani, e trovo che il suo messaggio, di nobile e civile impegno a favore della convivenza, mi é di conforto.
Di Diego Brasioli
Libri alice  

Postato da: georgiamada a 01:06 | link | commenti (6)
letteratura, resistenze, controfiera del libro, letteraturapalestinese


Commenti
#1   09 Marzo 2008 - 13:22
 
...complimenti, geo, per l'idea del *contro-stand virtuale*.

Occorrerebbe provare a lanciare la cosa nel mondo web...

agaragar
utente anonimo

#2   09 Marzo 2008 - 13:57
 
Georgia,
questo tuo impegno per far conoscere la letteratura palestinese è veramente una buona cosa, te l'avevo già detto forse, ma , in ogni modo, lo ridico:-)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente mariak

#3   09 Marzo 2008 - 14:40
 
agaragar per la verità io mi sono limitata a fornire delle indicazioni, così per gioco, per una controfiera, o uno stand all'interno del salone di torino, ed ho aperto un tag dal nome "controfiera del libro" (con gli autori dell'altra metà dello stato di israele, quella faccia della luna letteraria che resta sempre in ombra, e che, per la verità, non ha neppure bisogno di essere boicottata perchè nessuno ne parla, nessuno la conosce e tutti dicono ohhhhhh, ahhhhhh, uhhhhh per ogni scrittore, anche modesto, purchè sia israeliano ;-))
Del mio stand virtuale in allestimento come avesse vita propria, ha parlato il simpatico urbano cipriani, che non conosco,che QUI mi ha linkato con un post Betlemme: check point ovvero Uno stand da visitare :-) e ha linkato appunto il mio tag "controfiera" :-)))).
Così da allora io continuo nell'allestimento del mio e-stand ;-)
geo
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente georgiamada

#4   09 Marzo 2008 - 14:55
 
grazie maria,
Se qualcuno avesse qualche scrittore ... per l'e-stand, da segnalare e magari ne leggesse un lbro e poi ce ne facesse una recensione o riassunto ... beh qui alla e-contro-fiera ne saremmo felicissimi ;-)
geo
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente georgiamada

#5   09 Marzo 2008 - 20:09
 
geo, io intendevo un e-stand specifico, non un *settore* del tuo blog.

E' facile raggiungere dei risultati significativi in rete: basta USCIRE dalle chiacchiere e lavorare, scrivere, connettere, produrre comunicazione, selezionare, informare etc etc...

Crea un blog dal titolo: *e-stand palestinese a Torino 08*, oppure: *Contro-stand palestinese a Torino 08*, o anche...

Il miglior modo di boicottare il sionismo occupante è quello di mostrare ANCHE la *CULTURA PALESTINESE*!

agaragar
utente anonimo

#6   10 Marzo 2008 - 13:13
 
aga dovrei mettere su un altro blog?
:-)))))
no grazie! spesso penso di chiudere anche questo, figuriamoci se ne apro un altro.
Ad ogni modo sì hai ragione la maggior battaglia è far vedere che la cultura palestinese esiste, e non esiste solo in canti e poesie marziali come molti vorrebbero farci credere, ma è una cultura alta e universale come lo sono tutte e culture alte, anche quella israeliana naturalmente, anzi vorrei anche dire che una delle cose veramente interessanti della cultura palestinese e della cultura israeliana è che sono strettamente intrecciate fra loro, e che forse ambedue senza l'altra, sarebbero oggi diversissime. Ed è proprio questa peculiarità attuale che le rende così interessanti e originali per noi tutti.
Naturalmente la propaganda della destra internazionale tende a silenziare la cultura palestinese e metterla ai margini, ecco perchè averle ambedue (ma alla pari) a torino, e non solo una censurata, sarebbe stato un colossale successo culturale ... invece finisce con l'essere solo uno dei tanti episodi kulturali.
Ad ogni modo la cultura palestinese non ha bisogno di un mio blog ... ha solo bisogno di circolare come tutte le culture del mondo. Facciamola circolare noi della rete, senza fare propaganda, ma solo cercando di dire che esiste e che vale la pena di conoscerla. Ma per fare questo non occcorre un nuovo blog basta la blogosfera se lo vuole e se ha il coraggio, singolarmente e collettivamente, di farlo.
geo
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