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quella della foto non sono io ma potrebbe essere la mia anima su cui pattino, tracciando strappi di parole, alla ricerca della superficie proibita che il potere nasconde in false profondità. [è chiaro che la foto a cui mi riferivo ora non c'è più, è scomparsa per motivi tecnici di splinder e ora che lo spazio per la foto è diventato troppo piccoli inutile rimetterla perchè si vede malissimo. Prima o poi cambierò anche il commento]

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martedì, 18 marzo 2008


Salone del libro
intervista a
Benny Ziffer

haaretz


Vi posto l'intervista  a Benny Ziffer, responsabile del supplemento culturale di Haaretz, apparso su Repubblica il 15 marzo. (Nello stesso giorno c'è anche un altro articolo di Anais Ginori, Israele tra amore e odio, pp. 58-59).
E' obbligo segnalare che l'ambasciata israeliana ha smentito di aver mai fatto firmare tale foglio agli scrittori, ma l'ambasciata non brilla certo per amore della verità :-).
Anche Amos Oz smentisce di aver ricevuto le raccomandazioni di cui parla Haaretz.
«Non saremmo qui se fosse vero» afferma. (cfr Massimo Nava, «Il boicottaggio punisce gli arabi», Corriere della sera, 15 marzo 2008).
Io credo ad Oz, ma nello stesso tempo credo anche a Ziffer che non vedo perchè avrebbe dovuto inventarsi una cosa simile. E' più probabile che tale raccomandazione non sia stata fatta ai tre principali scrittori per evitare che fossero costretti a non essere presenti con grande danno per l'immagine dello stato israeliano.
Poi vi segnalo una intervista su Reset (che mi ha inviato agaragar) di Amara Lakhous a Ernesto Ferrero, l'organizzatore del salone del libro di Torino, sulla cui buona fede io non ho dubbi ma che sembra un po' male informato. Infatti scrive: "Ci saranno storici come Zeev Sternhell e Ilan Pappé, di cui credo tutti conoscano le tesi. Proprio in questi giorni abbiamo invitato anche Jamil Hilal e Farouk Mardam Bey, il bravissimo direttore della collane arabe di Actes Sud".
Ora tutti sappiamo che Ilan Pappe si è rifiutato di andare al salone del libro di Parigi, come ha scritto mirumir, riportando una sua lettera, sembra quindi molto improbabile che, se le cose rimangono quelle di ora, venga a Torino. E in quanto a Jamil Hilal ha, sempre su Resetduramente smentito Ferrero. E ora vi posto l'intervista a Ziffer (georgia)

Benny Ziffer: “Siamo rappresentati male”
Perché è giusto boicottare

PARIGI: “In Europa avete un’dea sbagliata della letteratura israeliana. O meglio una visione superata”.
Tra gli intellettuali più iconoclasti di Israele, Benni Ziffer non rinuncia mai al gusto della polemica: Responsabile del supplemento culturale di Haaetz, anch’egli scrittore e poeta, è stato tra i primi, e pochi, promotori israeliani di un appello al boicottaggio del Salone del libro di Parigi. “Spero che prima di Torino – dice- rifletterete su quello che è successo:

Cosa non le va bene in questa celebrazione?
Il pluralismo linguistico della nostra produzione letteraria è stato ignorato.
Sappiamo che da no ci sono titoli in arabo, yddish, russo, polacco, francese: Perché non tenerne conto? E’ l’ideologia sionista nella sua interpretazione più ottusa. Inoltre gli scrittori della delegazione ufficiale hanno dovuto firmare un foglio in cui si impegnano a non criticare la politica del governo israeliano. E questo, francamente, sarebbe scandaloso per qualsiasi paese.

Eppure intellettuali pacifisti come Oz, Eppure intellettuali pacifisti come Oz, Yehoshua e Grossman non sono certo filo-governativi.
Loro non lo sono, ma partecipando a questa buffonata diventano la foglia di fico di questa operazione di propaganda. Sono molto deluso. Speravo che i nostri autori non si intruppassero in questo modo in cambio di un po’ di promozione … Purtroppo i giovani scrittori israeliani sono apolitici, sono portavoci di una visione del mondo “consolatoria”.

C’è però una straordinaria varietà di titoli
Nell’insieme la letteratura israeliana mi sembra arretrata, banale, senz’altro in ritardo sull’innovazione stilistica di altri paesi: Forse è per questo che a vi europei piace, la trovate nostalgica ed esotica.

Promuovere il boicottaggio insieme a regimi come l’Iran non la imbarazza?
Assolutamente: Sarebbe ancor più  pericoloso lasciare il monopolio della critica ai nostri nemici.

Haaretz è però un esempio dell’eccezionale vitalità di dibattito intellettuale nel paese,
non trova?
Sempre meno. La generazione degli anni Sessanta, scrittori come Oz o Grossman, e poi i nuovi storici, sentivano la responsabilità morale delle idee. Dopo la seconda Intifada, anche loro hanno provato una sorta di disperazione, di resa. I giovani, come dicevo, sono addirittura in fuga davanti a una qualsiasi forma di impegno.
A.G. [Anais Ginori]
La repubblica, 15 marzo 2008, p. 59

Postato da: georgiamada a 17:10 | link | commenti (16)
segnalazioni, controfiera del libro


Commenti
#1   18 Marzo 2008 - 19:07
 
Ferrero si è anche vantato tempo fa in una intervista di avere tra i suoi collaboratori per la letteratura araba l'orientalista Camera d'Afflitto, ma non ha detto che la d'Afflitto ha deciso di adeguarsi alle scelte degli scrittori palestinesi e di non andare in Fiera a presentare il suo libro.
Ma ovviamente non dubito della sua buonafede: si sarà dimenticato.

Ma...
siamo sicuri che scriviamo in buonafede di credere alla sua buonafede??? ;-)
Lorenzo
utente anonimo

#2   18 Marzo 2008 - 19:10
 
Geo, com'è che riporti solo un piccolo pezzo dell'intervista a Ziffer?
e non quello in cui dice del foglio da firmare all'ambasciata?

E poi: è la stessa intervista del sito francese tradotta? o no? o ne è una parte?

Perchè sai sarebbe un peccato se repubblica avesse tradotto tutta l'intervista francese di Ziffer, un vero peccato... ma non ti dico perchè!
(per ora)
Lorenzo
utente anonimo

#3   18 Marzo 2008 - 21:12
 
lorenzo io ho ricopiato tutta la piccola intervista di anais ginori apparsa su repubblica, non credo sia una traduzione.
Forse tu sbagli con l'articolo di valli che ho già postato :-)

Su dicci il perchè :-)
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#4   19 Marzo 2008 - 00:41
 
Geo, dimmi se ho capito:
"E' obbligo segnalare che l'ambasciata israeliana ha smentito di aver mai fatto firmare tale foglio agli scrittori, ma l'ambasciata non brilla certo per amore della verità :-).
Anche Amos Oz smentisce di aver ricevuto le raccomandazioni di cui parla Haaretz.
«Non saremmo qui se fosse vero» afferma. (cfr Massimo Nava, «Il boicottaggio punisce gli arabi», Corriere della sera, 15 marzo 2008)."

Vuoi dire che nell'articolo di Nava si riporta la risposta dell'ambasciata e di Oz all'accusa di Ziffer (non presente nell'intervista di Agnori, ma in quella di Valli) che per andare in Francia al salone occorre per gli scrittori israeliani firmare una specie di contratto?
Lorenzo

Domani - cioè oggi - dovresti "vedere" il perché è meglio non l'abbiano tradotta tutta, l'intervista francese a Ziffer.
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#5   19 Marzo 2008 - 08:10
 
lorenzo vedo che devo aver fatto un po' di confusione.

ad ogni modo nel commento seguente ti posto tutto l'articolo sul corriere dove ci sono le due righe che parlano della smentita di Oz:
Quella dell'ambasciata (a parigi) la devo aver letta su repubblica, ma non ricordo dove, anche lì erano solo due righe. L'accusa di ziffer era invece uscita su nonfiction.fr e che già vi avevo linkato.

Stai forse traducendo l'intervista di nonfiction?
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#6   19 Marzo 2008 - 08:13
 
Articolo dal corriere per lorenzo

Parigi Al Salone del libro i tre scrittori israeliani rilanciano il dialogo e rovesciano il senso della protesta
«Il boicottaggio punisce gli arabi»
Grossman, Yehoshua, Oz: un boomerang, penalizza chi lo ha promosso

PARIGI - È un po' grottesco parlare di boicottaggio in uno degli eventi culturali più importanti dell' anno, il Salone del libro di Parigi. Ma questo era il rischio (diventato una realtà, appesantita da psicosi e misure di sicurezza per la visita ufficiale del presidente Shimon Peres) essendo ospite d' onore la letteratura ebraica, in occasione del sessantesimo anniversario dello Stato d' Israele. Boicottaggio dichiarato e attuato da parte di scrittori e Paesi arabi; voci di censura (o meglio, appello al politicamente corretto) da parte delle autorità israeliane, secondo quanto riferisce il quotidiano Haaretz. Ma la cultura ha una forza intrinseca, che trapassa muri e diplomazia, e la parola degli scrittori diventa un grido di libertà, beffardo contro la stupidità di bavagli, imposti o presunti. Amos Oz, David Grossman e Abraham Yehoshua - i tre «tenori» della letteratura israeliana - ne hanno dato ieri una testimonianza appassionata, raccontando l' esperienza di tante fratture che li accomuna come esseri umani e narratori. La frattura fra il cittadino di una realtà inaccettabile e l' artista che sogna di cambiarla, fra identità ebraica e coraggiose posizioni politiche, fra amore di patria e comprensione degli altri: vicini, avversari, nemici. Nel paradosso di essere oggi boicottati e nello stesso tempo costituire la voce più critica della politica d' Israele. Per David Grossman, la frattura è arrivata all' estremo sacrificio, la perdita del figlio soldato, durante la guerra del Libano di due anni fa. Nel suo ultimo libro, in lavorazione al momento del lutto, lo scrittore rielabora il tema della perdita: dei propri cari, della terra, dell' identità. «I dirigenti attuali hanno fatto così poco per preservare questa rara possibilità che ci ha donato la storia. Hanno sperperato un miracolo. Ad Amos Oz dissi che non sapevo se sarei riuscito a salvare il mio libro e lui mi disse che sarebbe stato il libro a salvarmi», ricorda. Si parla di libri, poesia e creazione artistica, ma il fantasma del conflitto aleggia nella sala. «Il boicottaggio - dice David Grossman - è inaccettabile contro ogni forma di cultura ed espressione, perché rafforza estremismo e pregiudizio. È un boomerang contro chi lo ha promosso, contro coloro ai quali vorremmo poter parlare». «Impedire il confronto è un' idiozia», aggiunge Amos Oz, che smentisce di aver ricevuto le raccomandazioni di cui parla Haaretz: «Non saremmo qui se fosse vero». I tre scrittori hanno affrontato il tema della «prigione psicologica» in cui si muovono e della libertà artistica che permette di trapassare i cliché e nonostante tutto sperare. «Quando scrivo - racconta Amos Oz - uso una penna nera e una penna blu. Una per gli articoli di giornale e un' altra per la letteratura». «I media - dice Grossman - utilizzano stereotipi per descrivere una situazione terribile. La lingua degli scrittori è quella delle emozioni, va dritta all' anima del lettore, forse lo spinge a riflettere, talvolta a cambiare idea. Nella vita reale non abbiamo sempre voglia di conoscere l' altro. Anche quando facciamo l' amore, riusciamo a conoscere l' altro fino in fondo? Non ne sono sicuro. Nel romanzo, un personaggio può essere descritto in modo totale, o almeno come l' autore lo vede veramente». «Quando esco la mattina - racconta Amos Oz - osservo la gente cominciando dalle scarpe e poi provo a mettermi dalla parte degli altri, a entrare nella pelle degli altri. Così la letteratura diventa comprensione». Yehoshua spiega: «L' attualità e le vicende politiche possono impregnare i nostri libri, ma non sono manifesti politici e non lo saranno mai. La letteratura è una forma di relazione fra noi e gli arabi, permette di andare, come Proust e Dostoevskij, alla ricerca di se stessi, alla radice delle cose, all' infanzia, al tempo perduto, all' origine della nostra situazione terribile». Il messaggio passa nel pubblico, foltissimo, che ascolta in silenzio questa finta estraniazione dell' artista che diventa arma creativa e ultima risorsa per coltivare la speranza come un dovere, più che come una possibilità. «L' esplosione della cultura ebraica in molti campi non è un buon segno. In molte epoche l' arte fiorisce quando la situazione sociale e politica è pessima. Mi piacerebbe che succedesse il contrario», dice Yehoshua. «Gli artisti sono come fusibili che reagiscono al male che li circonda. È questa nostra paura esistenziale che produce cultura. Oggi la nostra vita non è una vita, ma violenza e paura perpetua», dice Grossman. «Viviamo in un' epoca post moderna e nello stesso tempo il fanatismo ci riporta in un' epoca arcaica. Dopo il XXI secolo, vivremo in un nuovo Medio Evo?», si chiede Amos Oz. Non si avrebbe voglia di annuire, nel salone del dialogo monco, della cultura in ostaggio, di un' altra occasione perduta.
Nava Massimo
Pagina 51
(15 marzo 2008) - Corriere della Sera
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#7   19 Marzo 2008 - 08:51
 
ho capito cosa intendeva lorenzo:-)
Francesco forlani ha tradotto l'interessantissima intervista su nonfiction.fr che vi avevo segnalato e linkato nel post con l'articolo di Bernardo Valli.
Polémique sur la présence d'Israël au Salon du Livre. Un entretien exclusif avec Benny Ziffer
La traduzione di francesco forlani la potete leggere su Nazione indiana
geo
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#8   19 Marzo 2008 - 09:33
 
lorenzo siamo sicuri che scriviamo in buonafede di credere alla sua buonafede??? ;-)

GEO
Ma senza alcun dubbio, per me la buona fede di Ferrero fino a prova contraria è indiscutibile.
Sulla buona fede dell'altro organizzatore non metterei invece la mano sul fuoco
geo
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#9   19 Marzo 2008 - 12:42
 
Ecco, vedo ora che avevi intuito.
Grazie per i link.
utente anonimo

#10   27 Marzo 2008 - 14:00
 
Nonostante ci sia stato un calo delle visite (dovute non al boicottaggio ma al declino della cultura francofona a profitto di quella anglofona e alle misure di sicurezza) le vendite sono aumentate in maniera esponenziale. Quindi boom della letteratura israeliana e fallimento sonoro del boicottaggio ipocrita di personaggi che tacciono sull'impiccagione dei gay in Iran. A Parigi c'è l'istituto del mondo arabo, per una volta che si ha l'occasione di promuovere la letteratura ebraica... magari permette a certa gente ignorante che pronta a saltare sulla prima occasione per spargere odio su Israele non si interessa nemmeno di sapere che shoah scritto minuscolo in ebraico significa disastro e che è un termine utilizzato regolarmente nel linguaggio corrente. A buon intenditore poche parole...
N.
utente anonimo

#11   27 Marzo 2008 - 14:35
 
ma che sei ancora quaggiù tu????!!!!????
Il declino della cultura francofona ... ah ah ah ah ah ah ah ... ma che sei l'equivalente di radio tirana per israele, tu? ... ah ah ah ah ah ...
Le vendite ci scommetto che sono aumentate del 20%, dicono sempre così, salvo poi smentite l'anno dopo, che riaumenta il tutto del 20%, è il classico gioco delle tre carte, nulla di nuovo sotto il cielo.
Certo che se stavolta dicono già fin da ora che sono diminuite le presenze devono esere dimnuite in maniera vertiginosa :-(. Ad ogni modo non è questo il prolema, l'aumento degli umani all'approccio al libro è sempre positivo e ogni diminuizione è negativa. Quindi se è vero sono contenta, anche se magari si tratta solo di curiosità morbosa come accade ormai sempre più spesso nel post-moderno, regno della propaganda.
Riguardo alla shoa ... maiuscolo o minuscolo ... non mi risulta che tenga conto dello stesso criterio chi accusa di antisemitismo, ogni momento come ad esempio per il povero norman finkelstein (che tu odierai senza se e senza ma) che ha addirittura perso la sua cattedra, per aver affermato che c'era stato un vergognoso uso propagandistico del disastro.
geo
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#12   27 Marzo 2008 - 15:11
 
"Liberazione" di oggi, pp. 11 e 12, sulla cultura palestinese...
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#13   27 Marzo 2008 - 15:59
 
S.P.L.E.N.D.I.D.O
grazie giorgio di averlo segnalato, sei sempre un grande partner webbico tu, il migliore in tutto il World Wide Web.
Ho trovato la pagina 12 ma alla p 11 c'è il tibet, on line poi manca la p. 13, dopo posto tutto quello che prelevo dalla p. 12 ... ti prego poi di controllare se manca qualcosa e di segnalarcelo.
Poi magari se .... ci copi (se non è troppo impegno o troppo lunga) la recensione di fofi (sul domenicale del sole 24 ore) sui due libri (afflitto e antologia palestinese sarebbe una cosa meravigliosa pure quello) che ci avevi segnalato l'altro giorno ... non sono riuscita a trovarla.
geo
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#14   27 Marzo 2008 - 19:09
 
risolto il dilemma, ho comprato liberazione e alla palestina sono dedicate le due pagine centrali.
Su Liberazione on line non c'è la p. 13 ma alla pagina 12 c'è tutto quello che c'è sia alla pag 12 che 13 :-)
Domani posto tutto, per ora però vi segnalo, soprattutto per chi è di Milano, che è in corso il «Progetto Palestina. Realtà e memoria», mostre, spettacoli teatrali e anche il film di Kanafani Uomini sotto il sole. Ci sarà anche una cena palestinese a cui è necessario prenotarsi.
Vi posto la segnalazione sul corriere-milano (geo)

La Rassegna di Arci e Teatro Verdi con la Provincia Voci dalla Palestina, la realtà e la memoria Incontri con poeti, attori e registi in un fitto calendario di eventi

MILANO - Voce alla società civile per conoscere l'identità culturale di un territorio alla ribalta dell'attenzione mondiale quasi solo per le tormentate vicende del conflitto con Israele. È la rassegna «Progetto Palestina. Realtà e memoria» promossa da Arci e Teatro Verdi con la Provincia, che porta a Milano da mercoledì 26 molti artisti palestinesi in un fitto calendario di eventi. Due le sedi dell'iniziativa: lo spazio Revel Scalo d'Isola, dove mercoledì 26 la rassegna si apre con la mostra «Fotografare l'Esilio», scatti di giovani del campo profughi di Mar Elias in Libano (ore 18, ingr. libero), e il Teatro Verdi, dove sempre mercoledì 26, alle 21, è di scena «Il pessottimista», spettacolo con l'attore palestinese Mohammad Bakri (ingresso 15/10 euro). Da segnalare venerdì 28 allo spazio Revel Scalo d'Isola l'incontro con la regista Liana Badr, con proiezioni di film (ore 18); lo stesso giorno, al Teatro Verdi (ore 21) il dibattito su «Letteratura ed arte come resistenza» con la Badr e il poeta Ibrahim Nasrallah. Si prosegue tra teatro, film e concerti fino alla performance finale di domenica 30, «Realtà e memoria» per la «Giornata della Terra»: al Teatro Verdi, dalle ore 16.30, letture di poesia e narrativa palestinese con la Badr e Nasrallah, segue lo spettacolo «Uomini sotto il sole» di Ghassan Kanafani, e alle 20.30 la cena palestinese (prenotare).

PROGETTO PALESTINA. REALTÀ E MEMORIA. DAL 26 AL 30 MARZO. TEATRO VERDI. VIA PASTRENGO 16 TEL. 02.68.80.038. REVEL SCALO D'ISOLA. VIA TAHON DE REVEL 3 TEL. 02.68.31.85.
Ida Bozzi
27 marzo 2008
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#15   28 Marzo 2008 - 00:05
 
ASCOLTARE LE VOCI D'ARABIA
di Goffredo Fofi

E' di questi giorni una polemica assai vasta e pretestuosa, cresciuta in Francia e in Italia in occasione di una fiera del libro in cui viene omaggiata la letteratura israeliana, che è una grande letteratura quali che siano le politiche di Israele, contro le quali si è spesso coraggiosamente schierata. Nonostante che l'ebraico sia una lingua molto meno diffusa dell'arabo (che, con l'inglese e lo spagnolo, è una delle lingue più parlate nel mondo d'oggi), noi conosciamo molto meglio la letteratura israeliana - di uno stato che ha una storia ancora breve - che non quella araba, che è di più Stati, e che ha una storia millenaria, complessa e varia almeno quanto complesse e varie sono le sue nazioni, nonostante la comunanza della lingua.
Della cultura araba sappiamo poco, anche se dovrebbe interessare tutti, se non altro perché il mondo arabo è tornato all'attenzione di tutti per motivi politici e religiosi, in definitiva per lo scontro in atto tra poteri e Stati dentro una storia di globalizzazione accettata o rifiutata, che trascina emozioni e le manipola. Se un po' di cultura araba conosciamo è spesso sulla base di generalizzazioni frutto del pregiudizio, di un pregiudizio antico, che ha basi solidissime nella cultura occidentale, e che è anch'esso oggetto di discussione e controversia come dimostra un bel saggio di Robert Irwin (ora tradotto da Donzelli: 'Lumi dall'Oriente. L'orientalismo e i suoi nemici', si veda "Domenica Il Sole-24 ore" del 9 marzo scorso) che è una storia dei rapporti della cultura occidentale con l'araba, delle attrazioni e ripulse reciproche culminate nel dibattito tuttora acceso tra gli ammiratori e i detrattori delle tesi di Edward Said sull' "Orientalismo" (del libro di Irwin ho letto con vivo interesse il resoconto degli scontri, non solo accademici, tra Said e l'antropologo Ernest Gellner.
Non si parla oggi di cultura araba impunemente, e mancano in generale nell'opinione comune e, ed è grave, sulla stampa la distanza e il rispetto con cui si parla, mettiamo, di cultura indiana o di cultura nigeriana... Risulta dunque ancora più doverosa la segnalazione di due "manuali" di storia della letteratura araba contemporanea, la cui prima edizione apparve nel 1998, ora molto ampliata, e di storia della cultura palestinese degli ultimi cento anni, una novità, approntate con competenza e saggezza da Isabella Camera D'Afflitto. Che insegna a Roma dopo anni passati all'Orientale di Napoli che, con Cà Foscari a Venezia, è la sede che più ha fatto per la conoscenza delle culture "non occidentali" combattendo con testarda coerenza il disinteresse e la superficialità del nostro provincialismo. Il successo del suo manuale sulla cultura araba è anche la conseguenza del gran numero di giovani italiani che oggi studiano il mondo arabo e la sua lingua, una novità non di poco conto che incide sul numero e sulla qualità delle traduzioni da quell'area culturale.


1) continua

Prometto: entro domattina copierò il resto.
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#16   28 Marzo 2008 - 14:10
 
Goffredo Fofi

II parte



Il concetto di "contemporaneo" è per la Camera relativo: perché se la sua attenzione è volta soprattutto alla storia che va dalla "rinascita" (nahdah) ottocentesca a oggi, ella parte da prima dell'Islam, dalle origini più lontane della letteratura araba, di cui segue la storia attraverso le varie epoche, di enorme fioritura e poi di enorme decadenza fino, appunto a una "rinascita" il cui avvenimento letterario centrale fu forse la pubblicazione del romanzo 'Zaynab' di Husayn Kaykal e soprattutto, più tardi, l'opera dell'egiziano Taha Husain o Hussein. (E' sintomatico che di questo grande scrittore ed educatore di origini miserrime e cieco per gran parte della vita, esistano la traduzione delle due parti di 'I giorni' a opera di Rizzitano e una della prima parte a opera della Orelli per editori universitari o minori, e che nessuna delle grandi collezioni di classici e capolavori dei grandi editori l'abbia preso in considerazione. E non mi pare che esista una traduzione italiana della sua ricca corrispondenza con André Gide. Ma d'altronde, se si eccettuano 'Le mille e una notte', quale altro classico arabo è disponibile nei tascabili? Nemmeno, mi pare, il grande storico Ibn Khaldun o il grande geografo Ibn Battuta...)
Da Egitto a Iraq, da Libano a Siria e via via nel Maghreb, l'espansione del romanzo e della poesia nel mondo arabo è stata inarrestabile, privilegiando per un tempo l'autobiografia e il racconto, a fianco della poesia e del teatro, e affrontando via via i problemi della modernizzazione di quei contrasti, tra i quali centrali l'emancipazione femminile, con l'affermazione di un notevole numero di scrittrici, l'esilio da Paesi di pesanti oppressioni politiche e militari (e un capitolo a parte meriterebbero, anche se non più in lingua araba, quegli scrittori che nell'esilio si sono affermati negli ultimi anni, in Europa o in America, alcuni grandi e alcuni solo abili, di fama superiore al merito come Ben Jelloun). Autore esemplare per molti versi, anche perché internazionalmente il più noto e tradotto di tutti, è stato l'egiziano Nagib Mahfuz, l'unico Nobel assegnato alla letteratura araba. Altri grandi nomi sono certamente oggi quelli dei poeti Adonis, libanese, e Darwish, palestinese, o nel romanzo quello di Abd al-Rahman Munif, un iracheno nato in Giordania, di cui è stato tradotto di recente 'Città di sale' edito da Baldini Castoldi Dalai e di cui va letto 'All'Est del Mediterraneo', romanzo del distacco e dell'esilio edito da Jouvence.
I nomi sono tanti, e su tutti il volume di Isabella Camera sa dare i ragguagli indispensabili. La sua saggezza si rivela ancora più evidente in 'Cento anni di cultura palestinese', una cultura più antica che la 'nakbah', il "disastro", come viene chiamata dai palestinesi la fondazione dello stato di Israele nel 1948, anche se è questa data che ne ha determinato tutta la storia successiva. Introduzione efficace e ampia, questo ottimo compendio tratta della letteratura "come resistenza" e non "della resistenza". E la resistenza non è solo al nemico "ma anche ai poteri interni e ai dogmatismi legati alla 'causa', alla cancellazione della memoria, alle censure e alle forme di oppressione esercitate in seno alla società palestinese da leader politici, da strutture patriarcali e dalle strumentalizzazioni ideologiche e religiose".


Isabella Camera D'Afflitto, "Cento anni di cultura palestinese", Carocci, pagg. 264, E. 22,00;
Isabella Camera D'Afflitto, "Letteratura araba contemporanea. Dalla nahdah a oggi", Carocci, pagg. 390, E. 19,10.


Nella stessa pag del "Sole-24 ore" viene recensito un saggio di Mahmud Darwish, "Oltre l'ultimo cielo. La Palestina come metafora", Epoché, Milano, pagg. 172, E. 14,00.
Contiene anche testi di Darwish tradotti dal francese e dall'arabo da Gaia Amaducci, Elisabetta Bartuli e Maria Nadotti.
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