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Utente: georgiamada
"strano pregiudizio che valorizza ciecamente la profondità a scapito della superficie, pretendendo che superficiale, significhi non già di vaste dimensioni, , bensì di poca profondità, mentre profondo significa di grande profondità e non di superficie ristretta"

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martedì, 03 ottobre 2006


Pasolini, Calvino
Qual'è il ruolo degli intellettuali?
Pasolini fotografato da Dacia Maraini durante un viaggio in Marocco
Pasolini fotografato da Dacia Maraini durante un viaggio in Marocco

Da L'asino vola  un articolo interessante su scrittori e cultura dove si parla anche di Nazione indiana, Il primo amore e altre riviste letterarie on line di cui non si fa il nome.
Non so quanto di questo articolo io condivida, devo ancora pensarci, ma mi sembra molto interessante, quindi ve lo posto (georgia)

Da l'asino vola
Scritti molesti sullo spettacolo e la cultura nel tempo dell’emergenza
ottobre 2006
Pasolini, Calvino e il ruolo degli intellettuali.
Ancora sull’industria culturale
.
Si è accesa a fine agosto una polemica su alcuni quotidiani e qualche rivista on-line a proposito dello stato di salute del dibattito culturale italiano. Una discussione interessante, a patto però di abbandonare la contrapposizione sbagliata fra un passato da rimpiangere e un presente da difendere a tutti i costi.
di Armando Petrini

Torna, puntualmente, il dibattito sulla mancanza oggi dei grandi intellettuali-guida presenti in Italia fino a trent’anni fa. Anche i nomi suggeriti tornano con una certa regolarità: Pasolini, Volponi, Calvino e pochi altri. Altrettanto puntualmente si confrontano al riguardo sostanzialmente due tesi contrapposte. Da una parte chi lamenta il degrado del dibattito culturale attuale lasciando credere che manchino oggi gli uomini per quell’agone: che non ci siano cioè intellettuali sufficientemente colti, sufficientemente coraggiosi e che insomma ormai tutto sarebbe irrimediabilmente perduto. Dall’altra parte alcuni scrittori –in particolare quelli che fanno riferimento a riviste letterarie on-line come “Nazione indiana” o “Il primo amore”- reagiscono a questo spirito da damnatio temporum, dal sapore effettivamente un po’ reazionario, utilizzando argomenti altrettanto discutibili, negando cioè, nella sostanza, l’impoverimento della cultura e denunciando l’ostilità dei mezzi di comunicazione di massa e delle grandi case editrici. Ciò che di buono ci sarebbe -affermano- finisce per non riuscire a incidere sulla realtà, privato com’è di spazi, sostegno e visibiltà. Questa discussione si è ancora una volta riproposta, rimbalzando dalle pagine di alcuni quotidiani fino alle diverse riviste di letteratura in rete. Nessuna delle due posizioni appare in realtà condivisibile, per la semplice ragione che né l’una né l’altra si incaricano di fare i conti  davvero e fino in fondo con la complessità dei temi che affrontano. Proviamo qui solo ad accennare.
Non ci sono più figure del livello di Pasolini e di Calvino? 
Sembrerebbe indubitabile, ma la questione merita un approfondimento. Innanzi tutto: Calvino rappresenta davvero una tipologia di artista e di intellettuale che dovremmo rimpiangere?

Crediamo di no, perché siamo persuasi dalle tesi espresse qualche anno fa da Carla Benedetti in un libro molto interessante, Pasolini contro Calvino (Bollati Boringhieri). In quel libro l’autrice sottolineava come Calvino avesse contribuito a inaugurare proprio la debolezza tipica dell’intellettuale postmoderno, che è a propria volta –detto in estrema sintesi- alla radice della perdita di capacità critica della cultura degli anni Ottanta e Novanta. Rimpiangere il ruolo di intellettuale che è stato proprio di Calvino non sembrerebbe dunque cosa opportuna.
Si dà intellettuale e intellettuale, così come si dà cultura e cultura. Quest’ultima non è una cosa astratta, pura, acquisita una volta per tutte. È piuttosto un campo di forze conflittuali, e che confliggono fra loro. Come tale va intesa e come tale va vissuta da chi lavora al suo interno. Chi rimpiange Calvino mostra in fondo di avere a cuore, direttamente o indirettamente, un’idea di cultura come rifugio tranquillizzante: un anestetico contro lo “sfacelo” del mondo. Tutto il contrario dell’idea di cultura come forza critica, come luogo di conflitto: un punto di vista che apparteneva invece saldamente a Pasolini e che proprio per questo ci fa rimpiangere oggi la mancanza della sua forza e del suo rigore intellettuali.
Non è Calvino a mancarci, semmai Pasolini.
Ed eccoci al secondo punto. Al di là del modo in cui si può formulare il rimpianto per la mancanza di figure del calibro di Pasolini, nondimeno si tratta di uno dei problemi più gravi della cultura contemporanea: il venir meno della forza, della consapevolezza critica, della profondità del dibattito culturale. Si può affrontare un problema così enorme e cruciale argomentando, come alcuni hanno fatto, che ciò che manca ai giovani scrittori è la possibilità di esprimersi attraverso i grandi mezzi di comunicazione di massa? Possibilità che invece, secondo questo punto di vista, avrebbe reso grande Pasolini?
Si può insomma rispondere a un’osservazione superficiale (non ci sono più Pasolini e Calvino) con un osservazione altrettanto superficiale (ci sono ma non hanno spazio)? Non si può per almeno due buoni motivi. Innanzi tutto perché così facendo si elude un nodo davvero cruciale, quello dello sfacelo della cultura (il termine è di Adorno, uno dei critici più profondi e acuti dell’industria culturale), che effettivamente, dalla fine degli anni Settanta a oggi ha conosciuto un violento processo di impoverimento, con punte di accelerazione estreme e drammatiche, che nessuno può negare. Il fatto che sia uno sguardo “reazionario” della cultura a richiamare questo tema (uno sguardo cioè che mette sullo stesso piano Pasolini e Calvino in nome di una superiorità astratta e fasulla della Cultura) non può portare a eludere un nodo così cruciale. Nodo che deve essere affrontato però da un’altra angolazione, quella di chi guarda ai processi artistici e culturali legandoli al contesto complessivo in cui nascono e si sviluppano. In questo senso da trent’anni a questa parte è il mondo tutto che è cambiato e che dunque costringe a porre complessivamente gli stessi temi in modi diversi. Senza tenere conto di un elemento di complessità così importante non si riesce poi neppure a cogliere ciò che oggi di nuovo e di interessante sembra profilarsi all’orizzonte. Se è vero, come ha recentemente suggerito Romano Luperini che il postmoderno mostra i primi segnali di cedimento, allora è vero che la stagione di Calvino (la stagione della “leggerezza”, della “morte dell’autore”) inizia forse a volgere al termine. E allora dovremmo chiederci non perché non ci siano più figure come quella di Calvino ma quali nuove e più interessanti figure possano mettere in discussione l’eredità culturale di Calvino.
In secondo luogo, nelle tesi semplificate ricordate più sopra è presente una forte banalizzazione del meccanismo complessivo di funzionamento dell’industria culturale. Impossibile qui affrontare in modo approfondito la questione. Notiamo però che Pasolini scriveva sul “Corriere della sera” perché era considerato un’autorità intellettuale, e non il contrario (cioè non è scrivendo sul “Corriere” che ha acquistato un’autorità intellettuale). E il ragionamento vale anche per l’editoria: basterebbe ripercorrere i rapporti fra il più grande scrittore del Novecento, Joyce, e i suoi editori per capacitarsene. Insomma, e più in generale, potremmo dire che nei rapporti con gli artisti l’industria culturale, sin dalle sue origini, ha cercato di volgere a proprio favore l’autorità intellettuale piuttosto che costruirla attraverso lo sfruttamento commerciale.
Diverso il caso, naturalmente, degli scrittori semplicemente di successo, omologhi e funzionali al sistema (che come tali non potremmo chiamare davvero “artisti”). Liala e Baricco non sono auctoritates intellettuali sfruttate dall’industria culturale, perché è piuttosto l’industria culturale ad aver costruito il loro prodotto per vendere l’illusione della fruizione tranquilla e serena dell’arte proprio nel tempo in cui, per contro, avere a che fare con l’arte non può che significare –lo ricordava Orson Welles- passare un brutto quarto d’ora. Allora, e per concludere, il fatto è che quando discutiamo di arte e di cultura dovremmo chiederci a quale accezione di arte alludiamo e di quale cultura vogliamo parlare. Di fronte alla contrapposizione sbagliata e fuorviante fra un passato da rimpiangere e un presente da difendere a tutti i costi dovremo interrogarci più profondamente sul giudizio da dare al passato e sui modi per irrobustire criticamente il nostro presente. Le due cose devono andare di pari passo: restituire complessità al passato significa costruire la complessità del presente.
L'asino vola, ottobre 2006, leggibile su L*Ernesto.

Postato da: georgiamada a 02:02 | link | commenti (14)
letteratura, pasolini, bloggerie, letteraturavirtuale


Commenti
#1   03 Ottobre 2006 - 10:45
 
Georgia, aiutami: desidero ascoltare "Bammenella" di Raffaele Viviani. E anche un'altra di Gilda Mignonette (molto amata da Mamma) "A cartulina e Napule". Come fare?
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#2   03 Ottobre 2006 - 13:18
 
Georgia, a me dopo aver letto questo articolo vien da dire: e allora? cioè, qual è l'apporto alla discussione? La forte banalizzazione dei meccanismi editoriali mi sembra un argomento debole se si legge Schiffrin si capisce perché.
ps
la bacheca di ottobre c'è in NI, devi scorrere in home page.
gabri
utente anonimo

#3   03 Ottobre 2006 - 13:39
 
@ GdC

Mm' è arrivata, stammatina,
na cartulina.
E' na veduta 'e Napule
che mm'ha mannato mámmema.

Se vede tutt' 'o Vommero,
se vede Margellina,
nu poco 'e cielo 'e Napule,
'ncopp'a 'sta cartulina!

Napule,
aggio scritto pe' te chesta canzone
e, p' 'o ricordo 'e mámmema,
aggio chiagnuto lacreme 'e passione!

E se vede pure 'o mare
cu Marechiaro.
Mme parla cchiù 'e na lettera
'sta cartulina 'e Napule!

Che gioja, stu Pusilleco,
'sta villa quant' è fina.
Comm' è bello 'o Vesuvio.
Che bella cartulina!

Napule,
aggio scritto pe' te chesta canzone
e, p' 'o ricordo 'e mámmema,
aggio chiagnuto lacreme 'e passione!

Comme tu puó' stá felice
- mamma mme dice -
luntano tanto 'a Napule,
luntano tanto 'a mámmeta?

E soffro mille spáseme,
'ncore tengo na spina
quanno cunfronto 'America
cu chesta cartulina!

Napule,
aggio scritto pe' te chesta canzone
e, p' 'o ricordo 'e mámmema,
aggio chiagnuto lacreme 'e passione!

Aggio scritto pe' te chesta canzone!

p.s.

Giorgio, vai sul sito

http://isola_di_arturo.blog.tiscali.it

sulla destra in alto trovi il link "canzoni italiane", clicca e apparirà un ordine alfabetico, sfoglialo e alla voce Gilda Mignonette puoi ascoltare il brano.

Una è fatta, poi vedremo l'altra.

ans.
utente anonimo

#4   03 Ottobre 2006 - 13:52
 
gabri non capisco.
Parli dell'articolo di petrini su Schiffrin o di quello da me postato, che si rifà alla polemica di mozzi su NI che io non avevo seguito?
Petrini parla anche di IPA sai a quale post si riferisca?
Per la bacheca alludi al post? si hai ragione ma io cercavo il mese ottobre all'interno della bacheca, ora c'è? (prima non c'era)
ciao georgia
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#5   03 Ottobre 2006 - 14:00
 
parlavo dell'articolo da te postato, mi sa che non ho capito una cippa... su IPA della querelle mozziana non se n'è proprio parlato e quindi non capisco il riferimento di Petrini, infatti io avevo compreso i meccanismi editoriali... non è molto chiaro. Da cosa evinci che il Petrini si rifaccia a quello? O sono io annebbiata oggi, il che potrebbe essere. :-)
gabri
utente anonimo

#6   03 Ottobre 2006 - 14:02
 
la bacheca di ottobre non è ancora in archivio, di solito la mettono dopo qualche giorno.
g.
utente anonimo

#7   03 Ottobre 2006 - 14:02
 
grazie ans e anche a giorgio la canzone è bella
geo
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#8   03 Ottobre 2006 - 14:12
 
gabri l'ho dedotto rileggendo il pezzo di mozzi dove si lamentava che i giovani scrittori apprezzati come saviano ecc. non scrivessero sul corriere, repubblica, ecc, a differenza di calvino e pasolini.
Il petrini afferma che pasolini ecc ci scrivevano solo dopo essere diventati autorevoli e non viceversa.
Quindi nulla è cambiato nel rapporto scrittori grandi giornali ;-)
Nel nuovo post ho messo alcuni link, almeno quelli che ho trovato facilmente.
Forse sono io a non aver capito una cippa :-))))
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#9   03 Ottobre 2006 - 15:58
 
Sono commosso fino alle lacrime. La canzone di Gilda Mignonette era la preferita da Mamma. Non si stancava mai di ascoltarla. Lei che aveva dovuto "salutare" la Mamma a soli 6 anni, il 31 dicembre 1924, si struggeva con "A cartulina e Napule". Ora non potrei ascoltarla e nemmeno leggerne il testo. Per quanto riguarda la poesia di Viviani, perché "Bammenella" è poesia, Antonio, un mio amico fraterno, mi sfotte ogni volta che mi vede e canticchia: "Tengo nu bello guaglione vicino cca me fa rispettà... Fra poco Stefano verrà ad installarmi un programma per scaricare musica... GRAZIE a tutti voi.
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#10   03 Ottobre 2006 - 16:39
 
@ GdC

" Bammenella"
(di Raffaele Viviani)

So' " Bammenella" 'e copp' 'e Quartiere;
pe' tutta Napule faccio parla'
quanno annascusa p''e vicule, 'a sera,
ncopp' 'o pianino me metto a balla'.
Veco 'a 'mbulanza, 'int'a niente m' 'a squaglio!
E si m'afferra me torna a lassa'!
'Ncopp' 'a Quistura, si 'e vvote ce saglio,
è pe' furmalità.
Cu 'a bona maniera
faccio cade' 'o brigadiere,
piglio e lle vengo o mestiere:
dico ca o tengo ccà
'O zallo s' 'o mmocca,
l'avota 'a capa e s'abbocca,
ma nun appena me tocca
me n'ha da manna'.

Me fanno ridere cierti perzone
quanno me diceno: Penza pe tte!
Io faccio 'ammore cu 'o capo guaglione
e spengo 'e llire p' 'o fa' cumpare'.
Sto sotto 'o debbeto, chisto è 'o destino:
ma c'è chi pava, pirciò lassa fa'.
Tengo a nu bello guaglione vicino
ca me fa rispetta'!
Chi sta 'int' 'o peccato
ha da tene' 'o nnammurato
ch'appena doppo assucciato,
s'ha da sape' appicceca'.
E tutte 'e sserate,
chillo m'accide 'e mazzate!
Me vo' nu bene sfrenato,
Ma nun 'o dà a pare'!

Mo' so' tre mise ca 'o tengo malato,
sacc'io che spenno pe' farlo sana'!
Però 'o dottore cu me s'è allummato,
pe' senza niente m' 'o faccio cura'.
E tene pure 'o mandato 'e cattura.
Priesto 'a 'mbulanza s' 'o vene a piglia'.
Io ll'aggio ditto: sta' senza paura,
pe tte ce stongo io cca!
Cu 'a bona maniera
faccio cade' 'o brigadiere.
Mentr'io lle vengo 'o mestiere,
isso have 'o canzo 'e scappa'.
Pe' mme 'o 'ssenziale
è quanno me vasa carnale.
Me fa scurda' tutt' 'o mmale
ca me facette fa'!

p.s.

Dalla rete è possibile scaricare una versione (bellissima) di Maria Pia De Vito.
I veri cult, per me, al di là dell'autore, sono le interpretazioni di Beppe Barra, Tommaso Bianco (ne fece uno spettacolo teatrale "stratosferico") e Enzo Moscato. Se puoi, procuratele, ne vale la pena.

ans.
utente anonimo

#11   03 Ottobre 2006 - 18:06
 
Angela Luce.Non l'hai citata.
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#12   03 Ottobre 2006 - 18:37
 
Ma io non desideravo avere i due testi: li conosco a memoria. Molto più semplicemente aspettavo che qualcuno mosso a pietà venisse in mio soccorso... Stefno mi ha applicato il programma per scaricare. Ed ora dovrei attendere... Al diavolo infernet!
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#13   03 Ottobre 2006 - 19:00
 
Già, la grande Angela Luce, hai ragione.

So benissimo che i testi li conosci a memoria: era un omaggio, visto che non sono in grado di passarti, causa lontananza, le versioni cantate che ho citato. :-)

Stamm' bbuon', guaglio'. Ciao.

ans.
utente anonimo

#14   04 Ottobre 2006 - 00:10
 
Se la domanda è "Calvino rappresenta davvero una tipologia di artista e di intellettuale che dovremmo rimpiangere?", io risponderei piuttosto facilmente: SÌ.
Oppure dobbiamo assuefarci agli intellettuali come sto Petrini?
Giard
utente anonimo

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